Fondi Ue, le regioni italiane non li chiedono

Potrà sembrare un paradosso sconcertante, in tempi di crisi e di penuria cronica delle casse pubbliche, ma a leggere gli ultimi dati, che ci vengono da Bruxelles, pare che le regioni italiane, non solo non spendano i fondi concessi dalla UE, per lo sviluppo e la coesione dei territori, ma addirittura non li richiedono nemmeno.

Dei 29 miliardi di euro disponibili per le regioni italiane, ne sono stati richiesti solo 3,7, pari al 13%.

Di questi, solo il 10% circa riguarderebbero progetti di ricerca e sviluppo.

Le regioni più “virtuose” sono Veneto e Valle D’Aosta, con una richiesta del 20% dei fondi loro assegnati, le peggiori Campania e Abruzzo, ferme al 5%.

Cause di tale paradosso sarebbero le lentissime e farraginose procedure della UE, per ottenere i finanziamenti, e l’immobilismo più assoluto di molte amministrazioni pubbliche italiane.

Sul primo punto, in sede europea, si sta cercando di snellire l’iter burocratico da seguire; quanto al secondo punto, l’immobilismo delle regioni cozza con la piangeria e le lagne continue di mancanza di fondi. 

C’è una mancanza di progettualità e di sensibilità verso lo sviluppo dei territori, che oggi come oggi diventano insostenibili.

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