Lutto nella Medicina – è morto il premio Nobel Dulbecco

Oggi la medicina piange una grande mente che si è contraddistinta soprattutto per aver fornito le strade giuste per la lotta e la conoscenza dei tumori. Era nato a Catanzaro nel lontano 1914, era il 22 febbraio, tra un paio di giorni avrebbe compiuto 98 anni; è ricordato e famoso in tutto il mondo per aver ricevuto il premio Nobel per la medicina nel 1975. La notizia del suo decesso arriva dall’agenzia di stampa Ansa, nella quale si legge, che a dare conferma della sua morte è stato il Presidente del Cnr Luigi Nicolais.

Quest’ultimo lo ricorda affermando, che a lui si devono molte notizie e informazioni utili per combattere i tumori, come per esempio che il primo obiettivo da colpire quando si presenta un cancro è di aggredire il loro DNA. Inoltre, sempre grazie a Dulbecco si è appreso che il tumore è una malattia che deve essere scoperta e affrontata nelle sue diverse sfaccettature, che non tutti sono uguali e che devono essere affrontati con metodo idoneo e preciso.

Renato Dulbecco ha speso quasi interamente il suo secolo di vita a favore della medicina, ha avuto una brillante carriera americana, dal 1953 aveva la residenza in America ma è sempre stato fedele e attaccato all’Italia, tanto che era definito “il padre delle ricerche italiane sulla mappa del DNA”. Fin dai primi anni di studio dedicati presso l’Università di Torino nella facoltà di medicina, la sua personalità e dote medica furono subito notati dagli addetti ai lavori, durante il secondo anno i suoi ottimi e brillanti risultati con lo studio lo fecero ammettere come interno all’Istituto di Anatomia Giuseppe Levi. In questa sezione si dedicò molto alla biologia ed ebbe l’onore di conoscere Rita Levi Montalcini, con la quale si instaurò subito un’ottima empatia, un’amicizia che durò anche dopo gli studi, che si completarono con la laurea a soli 22 anni nel 1936.

La sua formazione non si fermò a solo alla medicina; dopo i primi studi in ambito molecolare e delle radiazioni, decise di iscriversi in fisica, un mondo che già lo affascinava ancor prima della medicina. Uno studio che completò con grande successo in soli due anni. Iniziò la sua fase di sperimentazione embrionale che vedeva il suo studio e la ricerca concentrati su alcune cellule embrionali di pollo.

Fortunato fu anche l’incontro in questo stesso istituito con Salvador Luria, insieme si trovarono ad affrontare le stesse tematiche legate ai virus e alle radiazioni, Luria presto gli offrì la possibilità di lavorare nel suo laboratorio a Bloomington nell’Indiana. Da qui ci fu il passaggio al più grande laboratorio scientifico del mondo: California Institute of Technology di Pasadena, il famoso Caltech.

Il premio nobel Dulbecco ha da sempre dimostrato una forte caparbietà e capacità conoscitiva soprattutto nella ricerca, la svolta si presentò con lo studio del virus responsabile dell’Herpes zoster, conosciuto da tutti come il fuoco di Sant’Antonio, era il 1949. Pochi anni dopo sempre immerso nello studio della ricerca biologica, identificò un aspetto mutante del virus della poliomelite, da cui Albert Sabin fu in grado di produrre il vaccino.

Dopo arrivò il momento di dedicarsi alle cellule cancerose, decidendo di approfondire lo studio e la ricerca di quelle cellule che si moltiplicavano in modo smisurato. Era già conosciuta una correlazione genetica, il premio nobel decise di buttarsi in questa lunga battaglia per individuare e conoscere quanti più aspetti poteva, nella speranza di trovare rimedio a quell’esplosione di cellule.

Era il 1968 quando identificò la sostanza denominata antigene T (tumorale) che aveva notato presente in cellule malate e infette e in quelle già uccise e invece completamente assente in quelle ancora sane. Questa scoperta ha siglato nella sua già gloriosa carriera l’assegnazione del Premio Nobel in medicina.

Renato Dulbecco inoltre è ricordato anche per la sua partecipazione nel 1999 al Festival di Sanremo, rappresentazione canora che si è conclusa nella sua 62° edizione proprio in questi giorni; per l’occasione si trovò sul palco Ariston con Fabio Fazio e Laetitia Casta.

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