Grecia, Venizelos nuovo segretario Pasok. Socialisti in caduta libera

Il ministro delle Finanze greco, Evangelos Venizelos, è ufficialmente il nuovo segretario del Pasok, il Partito Socialista della Grecia. Succede a George Papandreou, già premier fino alla fine di ottobre, quando ha dovuto cedere la poltrona di primo ministro a Lucas Papademos, per dare vita a un governo di larghe intese, a causa del precipitare della crisi finanziaria, economica e sociale. Venizelos ha promesso che si dimetterà dalla carica di ministro, che ricopre dalla fine della scorsa estate, dopo avere sostituito Papacostantinou nel delicato ruolo di gestore delle disastrate finanze elleniche. Di scuola keynesiana, egli rappresenta l’anima antagonista all’ex premier Papandreou, sebbene una volta arrivato al governo non ha potuto che essere il più grande fautore delle politiche di austerità.

Adesso, Venezilos avrà l’arduo compito di portare i socialisti alle nuove elezioni politiche anticipate, la cui data non è stata ancora fissata, ma si presume che siano la prima settimana di maggio. La Costituzione, infatti, prevede che si voti dopo almeno trenta giorni dalla data di scioglimento del Parlamento, cosa che dovrebbe avvenire per la prima settimana di aprile.

Nemmeno un mese e mezzo per recuperare un minimo di consenso per il partito che rischia di essere quasi totalmente spazzato via dalle urne. Tornati al potere nell’ottobre del 2009, dopo essere stati all’opposizione per quattro anni, i socialisti si sono subito imbattuti nella gravissima crisi fiscale, con un deficit pubblico oltre il 15%, frutto di trucchi di bilancio bipartisan, che sono saltati fuori nel bel mezzo della recessione del 2009. Da allora, l’ex premier Papandreou è stato costretto ad adottare una serie di misure impopolarissime, anche se non ne ha avuto la forza politica, risultando un interlocutore poco credibile agli occhi dei partner stranieri e degli stessi greci, finendo anche per aggravare la già pesantissima crisi finanziaria.

Il risultato di questi due anni e mezzo di buio nella recente storia del Paese è un’economia in ginocchio e milioni di cittadini che si ritrovano a vivere senza speranze. Un sondaggio realizzato da Public Issue per la TV Skai ha trovato che ben il 91% dei cittadini greci ritiene che le proprie condizioni siano peggiorate, mentre il 60% si dice insoddisfatto della propria vita e il 66% ritiene che la disoccupazione sia destinata ad aumentare ancora di più. Bocciato anche il governo tecnico di Papademos dall”86% degli intervistati, sebbene il 66% dice di avere apprezzato il modo con cui ha affrontato le questioni economiche. Senza appello, invece, la bocciatura di Papandreou. L’89% dei greci esprime su di lui e il suo operato un giudizio del tutto negativo.

Ma proprio questa ondata di enorme malcontento potrebbe stravolgere la geografia politica della Grecia. Dal regime dei Colonnelli ad oggi, il Paese è sempre stato guidato dall’alternanza al potere tra i socialisti del Pasok e il centrodestra di Nuova Democrazia, le due formazioni politiche che hanno dato un assetto perfettamente bipartitico ai governi che si sono di volta in volta succeduti.

Ma stando ai recenti sondaggi, il bipartitismo sarebbe morto. Se nel 2009, il Pasok aveva ottenuto il 44% dei consensi, se si andasse a votare oggi, i socialisti sprofonderebbero a un eclatante 11%. Nuova Democrazia, invece, sarebbe intorno al 25-28% dei consensi, ma perderebbe anch’essa una decina di punti, rispetto a soli due anni e mezzo fa. In sostanza, i due partiti, che a fine 2009 avevano ottenuto insieme l’80% delle preferenze degli elettori, oggi ne avrebbero poco più di un terzo.

E anche la destra radicale del Laos perderebbe voti, attestandosi al 3,6%, pagando così il prezzo di avere sostenuto Papademos, sebbene non ne abbia votato le ultime misure. Al 3,5% ci sarebbero i neonazisti di Alba Dorata, che per la prima volta riuscirebbero ad entrare in Parlamento, superando la soglia di sbarramento.

Ma a capitalizzare maggiormente il malcontento sarebbero le frange estreme della sinistra radicale. Sinistra Democratica otterrebbe il 15,5%, diventando il secondo partito politico, dopo ND; Syriza avrebbe tra l’11 e il 12%, così come il Partito Comunista. I Greci Indipendenti sarebbero al 6,5%, un dato notevole, visto che si tratta del movimento degli espulsi da ND, per non avere votato le ultime misure di austerità. Infine, i Verdi viaggerebbero tra il 3 e il 4%. Il 15% degli intervistati sostiene che non andrebbe a votare (in Grecia il voto è obbligatorio), mentre il 9% sarebbe ancora indeciso.

Sulla base di questi dati, possiamo affermare con una certa sicurezza che ci troveremmo dinnanzi a un panorama politico così frammentato, da risultare ingovernabile. Non solo il bipartitismo sarebbe seppellito, ma non ci sarebbe nemmeno la possibilità di formare un governo stabile, visto che il centrodestra, pur dato per vincitore alle elezioni tra un mese e mezzo, otterrebbe nemmeno un terzo dei consensi (ND+Greci Indipendenti). Dall’altra parte, la sinistra tutta insieme avrebbe intorno alla metà dei consensi, ma parliamo di formazioni tra di loro incompatibili.

Emerge, quindi, un quadro poco rassicurante sulla gestione politica per i prossimi anni. Non dimentichiamo che il salvataggio nei fatti non esiste ancora, ma arriverà solo quando la Grecia sarà in grado di risanare strutturalmente le sue finanze e non pare ci siano i presupposti politici per raggiungere questo obiettivo.

 

 

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