Dramma Morosini, la priorità sono i defibrillatori

In queste ore stiamo tutti imparando qualcosa dalla vita e dal modo di affrontare le difficoltà di Morosini. Un ragazzo che amava vivere nonostante la vita gli avesse presentato tantissimi drammi, dalla morte dei genitori al suicidio del fratello, oltre ad una sorella malata. Il nostro calcio ha anche la chance di imparare a rendere più efficienti i soccorsi, ma soprattutto che è necessaria in campo la presenza di defibrillatori che potrebbero, come nel caso di Muamba in Inghilterra, salvare la vita a questi professionisti.

La pausa che il nostro Campionato ha preso decisa dal Presidente della FIGC, Giancarlo Abete, servirà a tutti per riflettere. Riflettere sul perché un’autombulanza non ha potuto accedere prontamente al campo da gioco, sul perché non erano presenti dei portantini e siano stati i calciatori del Pescara ad offrirsi volontari, ma soprattutto sul perché non ci siano stati dei defibrillatori a bordo campo. La riflessione, sia chiaro, non deve essere fine a sé stessa, ma deve portare a delle soluzioni adeguate, nel più breve tempo possibile. D’altronde un dramma simile può accadere in qualsiasi momento sui campi o sugli spalti, ed abbiamo il dovere di non farci trovare di nuovo impreparati.

“Estenderemo l’uso dei defibrillatori sui campi di calcio”, questa la promessa di Abete a poche ore dalla morte di Morosini, una promessa che ci auguriamo sia portata a termine. D’altronde, come sottolineato da Francesco Fedele, direttore del dipartimento di malattie cardiovascolari e respiratorie dell’universita’ La Sapienza di Roma, “Basta che chi interviene sappia fare la rianimazione cardiopolmonare: il tesserino si prende in una giornata”.

Speriamo che da questa esperienza si possa imparare davvero qualcosa e che non ci sia mai più un caso-Morosini.

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