Morosini: dopo la sua morte è polemica sui controlli sportivi

Doveva essere un sabato tranquillo di campionato, invece si è trasformato nell’ennesimo fine settimana di lutto sportivo. Piermario Morosini giocatore calcistico del Livorno, squadra di serie B del campionato di calcio, si è accasciato sul campo di calcio, morendo quasi subito dopo. Una tragedia che fa discutere e piangere a distanza di diversi giorni. L’interrogativo è quasi d’obbligo: com’è possibile morire in campo in questo modo? I giocatori professionisti sono sottoposti a ripetuti controlli, possibile che non si possa riscontrare un difetto, un malessere nascosto che metta un campanellino d’allarme sulla salute dei giocatori?

Solo qualche mese fa il giocatore del Milan Antonio Cassano ha rischiato la vita per un malore verificatosi allo stesso modo; lui è stato più fortunato e un intervento al cuore e una lunga degenza gli ha permesso non solo di salvarsi ma, di tornare a solcare i campi di calcio.

Si tratta di una professione quella sportiva che non riguarda solo il mondo del calcio, ma anche tanti altri campi dove si gioca ad alti livelli e ritmi frenetici; ricordiamo che di recente Vigor Bovolenta di anni 37 che qualche settimana fa la lasciato questa vita allo stesso modo di Morosini. Ex giocatore della nazionale che un malore improvviso si è portato via. Si tratta di giovanissimi, Morosini aveva 25 anni e un futuro strepitoso di centrocampista. Perché i controlli non rivelano possibili cause e malformazioni genetiche che pongano l’attenzione sulla salute degli sportivi professionisti? L’esito dell’autopsia sul giocatore non ha riscontrato malessere celebrale o cardiovascolare, quindi si presume che si sia trattato di una malformazione genetica che abbia nel lungo periodo abbia stroncato la vita di Morosini. Molti interrogativi ad oggi. Si poteva evitare? E’ stato fatto tutto il possibile?

Impossibile da dirsi, in effetti, questi giocatori sono continuamente sotto controllo medico, hanno un duro allenamento alle spalle che allena il loro sistema respiratorio e cardiovascolare, non assumono farmaci nocivi se non quelli strettamente prescritti dai loro medici specializzati; allora: perché accadono questi tristi episodi?

Le polemiche si sono anche incentrate sui defibrillatori in campo, stando alle ultime dichiarazioni, sembra che il medico Manlio Porcellini, il primo medico che intervenne sul campo decise di usare solo il massaggio cardiaco; un paramedico Marco di Francesco, intervenuto sul luogo ha dichiarato presso una tv locale, che sebbene avesse consigliato l’uso del defibrillatore per rianimare Morosini, Porcellini decise di non farlo.

Sappiamo tutti che sono stati poco più di 6 minuti d’inferno e di confusione; il medico legale ha anche detto che probabilmente vista la gravità dell’attacco, non sarebbe servito, nonostante si sia asserito che in base alle prime ipotesi, si trattasse di uno scompenso elettrico genetico, e forse sarebbe potuto essere di aiuto. Adesso tutto il mondo sportivo è in subbuglio.

Per la giornata di oggi, giovedì 19 aprile 2012, sono previsti i funerali e così l’ultimo saluto a Morosini che aveva già dovuto affrontare prove terribili. Ciao Morosini.

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