Indycar, l’incidente di Franchitti e le polemiche sulla sicurezza

Durante il GP di Houston di Formula Indy del 7 Ottobre, Dario Franchitti, pilota scozzese di chiare origini italiane, è stato coinvolto in un mostruoso incidente a poche centinaia di metri dal traguardo: la sua vettura, chiusa tra il bordo della pista e la monoposto di Takuma Sato, ha inevitabilmente toccato le ruote del rivale, prendendo letteralmente il volo e finendo contro le reti metalliche di protezione, a una velocità superiore ai 250 km/h, lanciando detriti sul tracciato e soprattutto sugli spettatori. Nell’incidente è stato coinvolto anche il pilota Ernesto Viso, che sopraggiungeva a tutta velocità e non è riuscito a evitare il contatto con la monoposto di Sato.

Spaventose le immagini della collisione, nella quale incredibilmente nessuno è rimasto ferito in maniera grave: Franchitti è stato portato via in ambulanza con la frattura di due vertebre lombari e della caviglia destra, mentre una quindicina di spettatori sono stati medicati dopo essere stati colpiti da pezzi della vettura dello scozzese.

Nessuna conseguenza per Viso e Sato, anche se il giapponese non può comunque dormire sogni tranquilli: in America si parla di una pesante squalifica per lui che già durante i suoi trascorsi in F1, era stato criticato per lo stile di guida spericolato. In effetti guardando il video, si può notare come il nipponico cerchi di non farsi superare da Franchetti, spingendolo volontariamente contro il muro di cemento.

Aldilà delle singole responsabilità, negli Stati Uniti scoppia ancora una volta la polemica sulla Indycar, una competizione ritenuta eccessivamente pericolosa da buona parte dell’opinione pubblica. Secondo molti, infatti, gli standard di sicurezza non sono conformi alle velocità che raggiungono le monoposto e le critiche sono rivolte principalmente alle “paraboliche” che si trovano sulla maggior parte dei circuiti: su questi curvoni, è quasi impossibile che non ci siano collisioni tra le decine di monoposto che vi sfrecciano sopra a oltre 250 km/h.

In passato molti piloti non hanno avuto la stessa fortuna di Franchetti: nel 2011, sul circuito di Las Vegas , Dan Wheldon fu coinvolto, insieme ad altri quattordici piloti, in uno spaventoso incidente nel quale morì. Le immagini della collisione fanno capire bene il motivo per cui molti sono contrari a questa competizione.

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D’altro canto, gli appassionati sostenengono che gli incidenti mortali sono una tragica costante di tutti gli sport a motore e che la Formula Indy sarebbe addirittura più sicura della F1, dal momento che il numero di incidenti mortali in quest’ultima sono 49, contro i 28 della competizione americana.

Comunque la si pensi, la speranza di tutti resta quella di non dover più assistire a incidenti fatali.

[photo credits to: foxnews]