Top 10 eventi sportivi 2013, Bloglive sceglie i suoi

3 febbraio 2013, Italia-Francia, Sei Nazioni di rugby. L’Italia della palla ovale ospita all’Olimpico di Roma la nazionale francese per il match d’esordio del Sei Nazioni 2013. La Francia è la grande favorita alla vittoria del torneo europeo, ma una superba prova del quindici guidato da Jacques Brunel, supportato dai settantamila tifosi accorsi a sostenere gli azzurri, stende i “galletti” regalando all’Italia la vittoria ed il prestigioso “Trofeo Garibaldi”. E’solo l’inizio. Dopo le sconfitte contro Scozia, Galles ed Inghilterra l’ItalRugby si ritrova all’Olimpico di Roma, casa del Sei Nazioni azzurro, per l’ultima partita del torneo che vede Parisse e compagni impegnati contro la temutissima Irlanda. Il piede di Orquera e una bellissima meta di Venditti regalano la seconda vittoria degli azzurri nel torneo. La partita d’addio del “barone” Lo Cicero sancisce la chiusura di quello che è il Sei Nazioni più proficuo della storia del torneo italiano. L’Italia, infatti, si piazza al terzo posto della classifica finale, lasciando alle proprie spalle proprio l’Irlanda e la Francia. Non era mai successo.

18 aprile 2013, Balotelli tra i 100 più influenti al mondo. Da mela marcia a icona vivente: un 2013 da “copertina” per Mario Balotelli indicato dal settimanale americano Time tra i 100 personaggi più influenti del pianeta. Il ritorno in Italia a gennaio, il Milan trascinato in Champions a suon di goal. Una figura glamour, discussa e discutibile, ma in campo sportivo nessuno ha attirato tante attenzioni come l’eccentrico attaccante della Nazionale. Che si tratti di cronaca rosa o eventi legati al calcio, Balotelli sa come far parlare di se. Gianfranco Zola, chiamato a stilare il profilo del numero 45 rossonero per la cerimonia di New York, ne ha evidenziato i tratti positivi calcistici e umani: il 2014 è alle porte, i Mondiali in Brasile la giusta vetrina. Keep Calm Mario, il mondo ti guarda.

5 maggio 2013, Juventus Campione d’Italia. I bianconeri battono il Palermo per 1-0 e conquistano il loro 29esimo scudetto davanti al festante pubblico di casa, autore di una stupenda coreografia. Un campionato mai in discussione vinto con quattro giornate d’anticipo, durante il quale la Juve è sempre rimasta in testa, battagliando con il solo Napoli di Mazzarri, unica squadra antagonista della Vecchia Signora. Il secondo scudetto consecutivo dell’era Conte, uno scudetto speciale ed insolito, visto che il campionato era iniziato senza il tecnico salentino, costretto a guardare le partite dalla tribuna causa squalifica. La coesione dello staff, la qualità della rosa arricchita dall’esplosione di Pogba, dal capocannoniere Vidal e dalla regia di Pirlo fanno impazzire di gioia i 40.000 dello Juventus Stadium che, nel primo campionato senza Alex Del Piero, vedono alzare la coppa da Gigi Buffon, neo capitano e simbolo di una storia, ancora una volta, vincente.

26 maggio 2013, Finale di Coppa Italia: Una Finale con un valore molto più grande dello stesso trofeo e del posto in palio in Europa League. In campo Lazio e Roma, un derby che sancisce la supremazia cittadina di una squadra sull’altra e che manda nel baratro la perdente. Le motivazioni per le due squadre sono diverse, la Roma voleva essere il primo club a poter sfoggiare la stella d’argento, la Lazio invece voleva negare ai “cugini” questa gioia, cercando inoltre di risollevare un campionato iniziato bene, e finito in maniera deludente. Quel goal di Lulic al 71° del secondo tempo e il boato della Curva Nord sono impressi nella nostra mente e le immagini di quel giorno sono già storia.

19 giugno 2013, gara 6 delle finals Nba. Si affrontano i Miami Heat di Lebron James, campioni in carica e i San Antonio Spurs, la squadra degli eterni Tim Duncan e Manu Ginobili e del fenomeno francese Tony Parker, a cui si è aggiunto un quarto elemento, uno che fino a pochi anni fa era conosciuto più per le sue bizzarrie che per altro, ma che la cura di coach Greg Popovich ha trasformato in una macchina da tre punti: Mr Danny Green. La sesta partita è pura Nba ai massimi livelli: Duncan gioca un primo tempo divino, in cui il tempo sembra averlo riportato indietro di 10 anni, e a pochi secondi dalla fine il punteggio è di 92 a 95, nonostante gli sforzi fatti da Lebron per riportare sotto i suoi. Ultima azione, quella decisiva: palla al Prescelto, che spara sul ferro da 3, ma il destino vuole che la palla finisca nelle mani fatate di Ray Allen, fino a quel momento colpite da un sortilegio negativo. “He got game”, nonostante sia ormai nella parte finale della sua splendida carriera, ha la freddezza di un rettile e a 5 secondi dalla fine, con il suo solito movimento perfetto di tiro, fa esplodere l’At&t Center. La partita la vince Miami al supplementare, e la successiva gara 7 consegnerà il titolo a Lebron e compagni. We love this game!

1 luglio 2013, finale Confederations Cup. Il Brasile si ferma. Va in scena il più succulento degli antipasti prima dei Mondiali. I verdeoro di Neymar conquistano al Maracanà di Rio la quarta Confederations Cup della loro storia annichilendo la Spagna campione del Mondo per 3 a 0. Doppio Fred e un capolavoro del neo acquisto del Barça e la squadra di Del Bosque è ko. I favoriti numero 1 del Mondiale 2014, lanciando un chiaro messaggio a tutte le avversarie: i più forti siamo noi.

7 luglio 2013, finale Wimbledon. La maledizione è finita. Da Fred Perry a Andy Murray. Dopo 77 anni di digiuno un britannico trionfa sul Centre Court di Wimbledon e lo fa battendo in tre set il numero 1 del mondo Novak Djokovic. Il popolo inglese aspettava questo momento dal 1936 e dopo aver adottato lo scozzese a proprio beniamino, può finalmente brindare al successo nel giardino di casa. 6-4 7-5 6-4 dopo una partita combattutissima in cui il serbo ha venduto cara la pelle dal primo all’ultimo game. Ma in quel pomeriggio di luglio anche le stelle stavano con la regina.

20 settembre 2013, semifinale degli Europei di Basket. Nella pallacanestro, più in generale in tutti gli sport di squadra, è raro che un solo giocatore possa condurre il proprio team alla vittoria, senza l’apporto dei propri compagni. Ci è riuscito William Anthony Parker, playmaker dei San Antonio Spurs e della Nazionale francese, che ha permesso ai galletti di conquistare il primo Europeo della loro storia. Lo aveva promesso all’alba della competizione, dopo 3 titoli NBA avrebbe conquistato un trofeo con la squadra del proprio paese, sfuggito già troppe volte dopo il secondo posto del 2011 e il terzo del 2005. Più che nella finale dominata contro la Lituania, però, Parker ha vinto il suo Europeo in semifinale, quando con 32 punti messi a referto (11/19 dal campo e 2/2 da tre punti) ha eliminato la Spagna di Gasol e Rudi Fernandez, campione nelle due edizioni precedenti. Una dimostrazione di forza e tecnica, che ha consacrato definitivamente Tony nell’Olimpo del basket.

13 ottobre 2013, Gran Premio di Suzuka, Giappone. Poteva essere la gara di Webber, che riesce finalmente in prova ad interrompere l’egemonia del suo illustre compagno di squadra, che durava da inizio stagione, partendo in pole position. Poteva essere la gara di Grosjean, autore di una partenza fulminea ed in testa per gran parte della gara con una Lotus che sembrava poter reggere il ritmo delle Red Bull. Poteva essere molte cose questo Gran Premio del Giappone di Suzuka, ma alla fine la musica è stata la stessa, come lo stesso è il direttore che guida l’orchestra: Sebastian Vettel. Il tedesco, sempre più vicino al sua quarto titolo mondiale, trionfa in rimonta superando Grosjean al giro 41 in fondo al rettilineo dei box mentre il suo compagno di squadra è stato vittima di una tattica suicida del suo box (voluta?) che, costringendolo alle tre soste, gli hanno tolto una certa vittoria. Ma quando la ruota gira a tuo favore, fermarla è impossibile per chiunque.

20 ottobre, Gran Premio di Phillip Island, Australia. Marquez è a +43 su Lorenzo. Il giorno prima viene fuori che le gomme Bridgestone non durano più di dieci giri sul nuovo asfalto australiano, quindi si attuerà il flag-to-flag. Una follia. La gara parte e la tensione è subito alta: in testa a tutti ci sono proprio i due rivali, con Pedrosa a fare il terzo incomodo come il peggiore degli intrusi a un appuntamento romantico. All’undicesimo e ultimo giro a disposizione, Lorenzo rientra ai box per il cambio moto e Marquez prosegue. Lo sconcerto e l’incredulità regnano sovrani: gli uomini Yamaha si guardano sbigottiti, Guido Meda si lancia in mille congetture sulle possibili ripercussioni, la direzione gara corre verso il box del numero 93. Marquez salta da una moto all’altra come un felino, totalmente inconsapevole di quanto siano vani i suoi sforzi. Al momento del rientro in pista prova a infilare Lorenzo ma Jorge lo educa con una sportellata d’altri tempi. Tutti sperano in un inseguimento, in altri sorpassi, sportellate, bagarre e invece no. Black Flag #93. In sovraimpressione la lapidaria sentenza della direzione gara: “Marquez disqualified”. Zero punti. Game over. Il Mondiale è riaperto.