Addio a Michele Liguori, vigile eroe della Terra dei Fuochi

Il vigile urbano di Acerra, in provincia di Napoli, Michele Liguori, simbolo della lotta alle ecomafie nella Terra dei Fuochi, è morto ieri, a 59 anni, per due tumori , che gli hanno divorato la pancia. Colpa, dicono i medici, della diossina PCB 118 e PCB 126.

La storia del vigile Liguori è una storia importante, perché, anche se sembra che parli solo di rifiuti e soldi sporchi, in realtà, parla di cose molto più grandi, come la libertà, la dignità, l’onore, ma soprattutto il futuro. Perché Michele, per anni, ha lottato, da solo, contro un sistema che il futuro tenta quotidianamente di ucciderlo, mentre intorno a lui, colleghi e amici, a quello stesso sistema si sono piegati o lo hanno sfruttato criminalmente.

Nel 1998 Michele di diossina, amianto, fanghi tossici ne aveva sentito parlare poco o niente, finché una mattina viene chiamato da un pastore, Mario Cannavacciulo, che morirà di tumore nel 2007 con un livello di diossina nel sangue 400 volte superiore al consentito, per raccogliere una denuncia sulle condizioni ambientali del terreno di sua proprietà, che avrebbero cagionato la morte di 700 pecore, ma soprattutto sarebbero la causa delle malformazioni alla nascita degli agnelli.

Mentre si aggira per quei campi, non solo nota che le suole “si squagliano”, ma che le scarpe sono letteralmente in decomposizione. Da quel momento in poi, la sua vita cambia, capisce che deve fare qualcosa e inizia a scattare fotografie, stendere rapporti, denunciare e chiedere aiuto, soprattutto, al maresciallo dei carabinieri Giuseppe Curcio, comandante della locale stazione. Il maresciallo, accerteranno le indagini della magistratura napoletano, scriveva i verbali al posto degli avvelenatori, avvisava di ogni controllo, insabbiava le denunce dei cittadini onesti, ma tutto questo l’onesto vigile Liguori non lo poteva sapere.

Dal 2000 in poi, nell’epicentro del disastro, lui è l’unico agente della sezione ambientale di Acerra. Quando si scoprivano discariche o venivano effettuati arresti ad Acerra per disastri ambientali e i quotidiani parlavano di operazioni svolte dal nucleo operativo, in realtà parlavano del vigile Michele Liguori, perché lui era il nucleo operativo.

Nel 2002 la Sogin, una società statale che si occupa di bonifiche, fa analizzare che le acque di tutta la zona di Acerra e si scopre che sono stati utilizzati pozzi per accogliere scarichi inquinanti di varia natura. Certificano, per esempio, che l’80% dei pozzi del comune di Acerra è inquinato da sostanze cancerogene: metalli pesanti, diossine e solventi. I pozzi vengono, quindi, sigillati con dei lucchetti, ma qualcuno li rompe e i contadini continuano ad usarli. Per evitare questo, ogni giorno, per sette anni, il vigile Liguori va a controllare i lucchetti, finché il sindaco di Acerra lo rimuove dal suo incarico per eccesso di zelo e lo sposta ad aprire la porta al castello baronale. Così, per due anni scompare il nucleo operativo della polizia municipale, finché il vigile Michele non viene reintegrato nel 2011 nelle sue funzioni.

Era un vero incubo per i camorristi del posto, che l’avevano soprannominato in modo sprezzante “O’ vigile chiatto co à barb”. Era l’unico fuori dal giro. L’unico che non serviva per fare affari con i rifiuti tossici. “Lui non ha mai offerto coperture“, ha dichiarato il pentito Pasquale Di Fiore, a proposito di Michele Liguori. Tanti suoi colleghi, invece, si sono arricchiti, mentre i clan sversavano rifiuti tossici persino nel parco archeologico, rimpiazzando le fosse comuni dei guerrieri sanniti con scarti di fonderia. Ma Michele no.

Nel 2011 gli concedono di tornare sul campo di battaglia, a respirare veleni fino al 2013. Durante questi due anni, una volta gli capita di perdere la voce all’improvviso, alcune notti la moglie lo annusa sconcertata, perché trasuda odore chimico, di pneumatici bruciati. “A maggio si fece giallo di colpo“, racconta la moglie, Maria Liguori, “prima si pensava fosse la colecisti, poi scoprimmo i tumori. Sappiamo che in paese molti sono felici di questa nostra tragedia, abbiamo provato a scappare. Ma ai concorsi, Michele arrivava sempre secondo“.

Nel suo letto, durante la malattia, Michele aveva un unico rimpianto: “Il mio lavoro non è servito, ma questa è la terra di mio padre e di mio figlio, non potevo tirarmi indietro. Ho sempre odiato i codardi. Tornassi indietro, non lo so, non lo so se lo rifarei, mi hanno lasciato solo, ma meglio così che con certi compagni“. Come il maresciallo Curcio, che, seppur condannato, gira per il paese a testa alta, mentre i suoi accusatori, due operai di una piccola impresa di smaltimento fanghi, che avevano avuto il coraggio di raccontare con quali sostanze preparassero il cemento, non vivono più. Li hanno massacrati di botte, uno di loro ha il cancro e vive da eremita, perché teme per sé e per la sua famiglia. È proprio vero che in pochi posti al mondo si può soffrire di solitudine come in questo pezzo di Italia e di Europa.

I funerali del “vigile eroe”, così come lo definiscono l’oncologo Antonio Marfella e don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano in prima linea nella lotta in Terra dei fuochi, si terranno alle 10.30 ad Acerra presso la chiesa di Sant’Alfonso. Anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto ricordare Liguori definendolo “un servitore delle istituzioni“. Solo una settimana fa, all’attuale sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, che telefonava per informarsi delle sue condizioni di salute, Michele aveva risposto: “Male, ma se avete bisogno di me, chiamatemi“.

È stato per anni il simbolo di una Campania che non si arrende, di una Campania coraggiosa e determinata e i simboli non muoiano mai. La polvere torna alla polvere, ma ciò che Michele ha fatto, ciò che ha saputo realizzare, l’esempio che ha lasciato, rimarrà per sempre su questa terra.

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