Aiuti statali ai club spagnoli: Bruxelles indaga sulle irregolarità

In mattinata il Ministro degli esteri spagnolo, José Manuel-Garcia Margallo, ha dichiarato pubblicamente che la Commissione Europea ha avviato un’inchiesta su eventuali irregolarità negli aiuti statali ai club spagnoli, con sette società coinvolte e quattro ambiti di imputazione.

Real Madrid, Barcellona, Athletic Bilbao e Osasuna sono accusati di avvalersi dello stato di società senza fini di lucro e di godere pertanto di notevoli agevolazioni fiscali; Valencia, Elche e Hercules sono accusate di non aver mai restituito il prestito di 118 milioni di euro concesso nel 2011 dalla Comunitat Valenciana, la regione di residenza dei tre club; tutti i sette club sono anche sotto inchiesta per gli ingenti debiti nei confronti del fisco spagnolo, mai ripagati interamente; il Real Madrid e l’Athletic Bilbao, inoltre, sono anche indagati per le condizioni di favore concesse durante l’atto di acquisto dei terreni su cui le due società hanno costruito i centri sportivi (Valdebebas e San Mames).

La notizia non è stata certo un fulmine a ciel sereno: gli enormi debiti accumulati dai club spagnoli (Barcellona e Real Madrid su tutti) nei confronti delle banche sono noti al pubblico già da diversi anni e quando quest’estate il Real Madrid spese 100 milioni di euro per acquistare Gareth Bale, non furono pochi a storcere il naso e a chiedersi come fosse possibile un’operazione del genere, dal momento che i debiti dei blancos si aggiravano intorno ai 500 milioni di euro.

Situazione analoga per le imbarazzanti minusvalenze del Barcellona e del Real Madrid negli ultimi anni, con i casi emblematici di Ibrahimovic e Kakà: lo svedese venne acquistato dai blaugrana per 68 milioni di euro e rivenduto a ventidue dopo appena una stagione; il brasiliano fu acquistato a 67 milioni di euro nel 2009 e ceduto gratis al Milan quest’estate.

Due colpi che avrebbero stroncato qualunque azienda e che lasciavano il dubbio sulla provenienza dei soldi che le due società sperperavano allegramente. Oggi una risposta sembra venire a galla: le spese folli erano consentite da condizioni fiscali “ad hoc”, da importanti incentivi statali e da tempistiche estremamente favorevoli di restituzione dei debiti nei confronti delle banche. Il tutto mentre le piccole e medie aziende spagnole fallivano, il tasso di disoccupazione aumentava vertiginosamente e le banche pignoravano la casa alle famiglie che non riuscivano a pagare i debiti.

Al momento i club tacciono e lasciano che a parlare sia esclusivamente il ministro Margallo che ha dichiarato che il governo difenderà nella maniera più assoluta i club coinvolti, in quanto degni rappresentanti del “Marchio Spagna“.

Ma è proprio in Spagna che l’opinione pubblica è pronta a ribellarsi a queste giustificazioni, come era già successo quando la Comunitat Valenciana era finita sul lastrico per salvare dal fallimento il Valencia. Con la grave crisi economica che sta attanagliando il paese, sono in molti e non voler che le società calcistiche, che si sono indebitate nel corso degli anni a suon di pessimi acquisti e tremende politiche economiche, godano di vantaggi fiscali e vengano finanziate con soldi statali.

Al di là dei confini iberici è sufficiente farsi un giro sui social network per appurare che sono in molti a gioire della notizia. C’è chi spera in un declino del calcio spagnolo una volta che le società saranno costrette a pagare i debiti, chi sogna di vedere Cristiano Ronaldo o Messi lasciare la Liga per approdare nel proprio club favorito e chi vede un senso di giustizia in questa investigazione.

A quest’ultima categoria appartengono molti tifosi italiani, quelli che hanno visto fallire le loro squadre del cuore senza che lo Stato muovesse un dito per salvarle. Parliamo della Fiorentina fallita nel 2001, del Napoli fallito nel 2004, del Venezia fallito nel 2005 e nuovamente nel 2009 e dell’Ascoli, il cui fallimento è stato dichiarato proprio in questi giorni.

Tutte società che in alcuni casi hanno rischiato e in altri rischiano tutt’ora di sparire nel nulla, nonostante una gloriosa storia alle spalle. Club completamente ignorati dallo Stato nel momento di difficoltà, che spesso si sono dovuti affidare alle cure di presidenti tifosi che nel caso di Napoli e Fiorentina, sono riusciti a sollevare le sorti della squadre attraverso ciò che nel calcio di oggi, fatto di debiti, bilanci in profondo rosso e vendite societarie, sta inesorabilmente scomparendo: l’amore vero e incondizionato per la maglia.

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