Amanda Knox: “Ho già detto tutto quello che sapevo”

A pochi giorni di distanza dall’attesa riapertura del processo sul caso dell’uccisione di Meredith Kercher fissata per il trenta settembre, Amanda Knox, la ragazza di Seattle prima colpevole poi innocente secondo la Cassazione, torna a rilasciare interviste. Il cold case di Perugia è ancora sotto i riflettori: chi ha ucciso Meredith quella sera del primo novembre del 2007, rimane ancora oscuro. Sarà la Corte d’Assise d’Appello di Firenze a occuparsene di nuovo.

Nell’intervista rilasciata a Repubblica, Amanda è collegata via Skype con il giornalista Meo Ponte. All’inizio sembra intimidita, quasi a disagio, si tocca i capelli con entrambe le mani e spesso si interrompe per cercare le parole italiane necessarie a rispondere alle domande rivoltele. Poi però si riprende e inizia a rispondere con più sicurezza.

La decisione di non tornare in Italia per questo nuovo processo, è dettata dal fatto che Amanda proprio in quei giorni riprenderà gli studi, ma non solo: dichiara di non poter sostenere economicamente le spese dei viaggi. Prosegue dicendo di essere ansiosa e dichiara :”[…] è impossibile parlare di prove circostanziali se non c’è traccia della mia presenza in quella casa. Questa è la prova della mia innocenza”.

“Hai mai pensato di aver sbagliato qualcosa?”. Passano diversi secondi, Amanda ripete la domanda ad alta voce, per prendere tempo, e in suo soccorso il giornalista le suggerisce una risposta, facendo riferimento al fatto che in quelle cinquanta ore di interrogatorio nei primi giorni dopo il delitto, non sia stato richiesto un avvocato. Amanda ribadisce di non aver capito in quei primi istanti, ciò che le stava accadendo. Solo due minuti dopo confessa di aver sbagliato a fare il nome di Patrick Lumumba (incarcerato e poi rilasciato dopo la testimonianza di un professore svizzero che lo aveva visto la sera del delitto, nel locale di proprietà di Lumumba), anche se poi dice che i suoi sbagli sono irrilevanti confrontati con quelli della Questura e della Polizia.

Le prove contro Rudy Guede per Amanda sono chiare: ha partecipato all’omicidio, “è lui dappertutto” indicando le tracce, le impronte di Guede. Spera di lasciarsi tutto alle spalle, ma spera anche che il libro uscito per ora solo negli Stati Uniti, che raccoglie tutto, possa uscire anche in Italia. I media, afferma, seguivano ogni mio gesto, ogni mia azione “volevano essere furbi a capire una donna misteriosa”.

Amanda e Raffaele Sollecito sono ancora in buoni rapporti, lei dice che il loro legame è paragonabile a quello di due soldati che “hanno passato la guerra insieme”. L’incontro testimoniato da alcune foto, li ritrae abbracciati a New York, ma Amanda rivela di sentire spesso Raffaele, via Skype o email. “Se tu dovessi dire qualcosa ai giudici che ti giudicheranno, cosa risponderesti?” e qui Amanda torna come all’inizio, un po’ pensierosa, le mani nei capelli, poi ribadisce che spera che i giudici credano alla sua innocenza, confessa di aver sofferto molto in tutta questa esperienza. “Ho fiducia in un verdetto giusto e aspetto… Io sono innocente e io ho già detto tutto quello che sapevo e che immaginavo potesse essere utile”.

Il caso di Perugia è sicuramente uno dei casi che più hanno fatto discutere. Sempre seguitissimo a livello mediatico, basta ricordare le primissime immagini dei due ragazzi di fronte alla casa del delitto, mentre si stringevano e baciavano. Poi è stata la volta dell’arresto, dei video di Amanda ubriaca, le foto, le feste, le due anime di questa ragazza dal viso d’angelo ma descritta come una persona dai lati oscuri. Chi non ricorda l’analisi dei media ad ogni udienza: la pettinatura, il trucco, la maglietta, la camicia di Amanda. Per non parlare del caso Lumumba, incarcerato e poi rilasciato. E di Raffaele, dell’avvocato Buongiorno, delle interviste rilasciate dal padre di Sollecito. Una volta usciti dal carcere, interviste esclusive anche alle tv americane che sostenevano l’innocenza della ragazza di Seattle. Ad un certo punto era spuntato un video che riprendeva le azioni e i rilevamenti della polizia scientifica nella casa del delitto, eseguiti in malo modo: tutta una finzione, una calunnia per screditare la polizia italiana. Un libro per Amanda, persino un film per ricostruire i fatti di quella lontana notte del 2007, in cui Meredith ha perso la vita. E ora?

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