Anche le auto ci spiano, attraverso i GPS

Durante una conferenza al salone tecnologico internationale di Las Vegas, James D. Farley, Global Vice President per il marketing e le vendite di Ford Motor Company, dopo aver spiegato le nuove funzionalità dei servizi on-board -dal “Sync Services Directions”, che offre indicazioni stradali dialogando con il cellulare del conducente, al “Crew Chief”, che permette di avere il costante controllo delle flotte aziendali- si è lasciato scappare che la sua azienda, grazie ai GPS installati sui veicoli, ha modo di sapere quanti e quali clienti vanno eccessivamente veloci o commettono infrazioni.

Queste le sue parole: “Conosciamo chiunque infrange la legge e sappiamo dove lo sta facendo. Abbiamo montato un GPS sulla vostra vettura e così possiamo sapere cosa state facendo. Ma a parte questo, non preoccupatevi perché non forniamo questi dati a nessuno.”

Nella sala è piombato subito un silenzio incredulo, identico a quello che cala allo stadio quando la squadra avversaria segna al 90esimo. Farley ha cercato, allora, di gettare acqua sul fuoco, dicendo che un giorno certe informazioni avrebbero potuto essere utilizzate in maniera anonima e aggregate per aiutare enti e aziende che operano per la soluzione dei problemi correlati al traffico. “Ho certamente lasciato l’impressione sbagliata sulla Ford. Noi non tracciamo i nostri clienti nelle loro automobili senza l’approvazione o il consenso degli interessati“.

Tutto il mondo è paese. Non saranno amati da tutti, tuttavia, i luoghi comuni hanno un fondo di verità. Anche in America i primi a preoccuparsi di essere spiati sono stati i politici. Due senatori americani, il repubblicano John Hoeven e la democratica Amy Klobuchar, hanno lanciato un’iniziativa bipartisan per proteggere la privacy dei guidatori americani. Sui social network si è fatta tanta ironia riguardo a questa iniziativa, sottolineando che tanti politici si servono di una vettura Ford per recarsi dall’amante e temono che la loro relazione possa risultare in qualche database.

Un tempo le automobili erano trattate quasi come un componente della famiglia, vuoi per i sacrifici economici necessari per il suo acquisto, vuoi per i ricordi dei rari viaggi per le vacanze. Oggi le nostre auto diventano sempre più delle spie, utilizzate persino dalle assicurazioni per dimostrare la colpevolezza del guidatore e negargli i rimborsi richiesti. E il povero proprietario, dopo averle dato da bere tanti “cari” litri di benzina, viene ad essere incastrato proprio dall’“auto Mata Hari”.

Un tema finora poco compreso dagli automobilisti, che inseguono sempre di più il progresso tecnologico alla ricerca di auto “intelligenti”. Quel che non si è capito è che tutti questi dispositivi, sensori, memorie, oltre ad aiutare, sorvegliano anche chi è al volante.

Google è già attiva da tempo con le ricerche sull’auto interamente automatica, che non ha bisogno di guidatore. Non siamo ancora ai livelli di Herbie il maggiolino tutto matto, ma quasi.

Sempre la stessa Google ha siglato un accordo con quattro colossi dell’auto (General Motors, Audi, Honda, Hyundai) a cui fornirà la sua piattaforma Android per le tv installate sulle vetture.

Le pubblicità, ormai, reclamizzano auto sempre più intelligenti e autonome. La sicurezza, che dovrebbe essere la cosa più importante per valutare un automobile, sembra non interessare più a nessuno. Ad una vettura intelligente dovrebbe, se il mondo non ha iniziato a girare alla rovescia, preferirsi ancora una sicura. In caso di incidente, servirebbe a poco un’auto con la quale chi è al volante può dialogare dei massimi sistemi. Molto meglio una “stupida”, ma che salvi la vita.

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