Ancora un rinvio per il caso marò. A Sanremo l’appello delle mogli

È il rinvio numero ventisei quello che ieri la Corte Suprema indiana ha decretato sul caso marò. L’udienza è stata infatti spostata alle ore 14 di lunedì prossimo (le 9.30 ora italiana), termine ultimo entro il quale il governo di New Delhi dovrà decidere se avvalersi o meno della legge anti pirateria nel processo contro i nostri due militari.

La notizia ha mandato su tutte le furie Emma Bonino, che ha richiamato l’ambasciatore italiano in India. «A fronte dell’ulteriore, inaccettabile rinvio deliberato questa mattina dalla Corte Suprema dell’esame del caso dei fucilieri di Marina Latorre e Girone e della manifesta incapacità indiana di gestire la vicenda – ha tuonato il ministro degli Esteri – l’Italia proseguirà e intensificherà il suo impegno per il riconoscimento dei propri diritti di Stato sovrano in conformità con il diritto internazionale. L’obiettivo principale dell’Italia resta quello di ottenere il rientro quanto più tempestivo in patria dei due Fucilieri. Non possiamo andarli a prendere manu militari – ha concluso la titolare della Farnesina – ma devono tornare a casa».

Indignato anche il ministro della Difesa Mario Mauro: «La misura è colma ed ancora più grande è lo sdegno che investe tutta la nazione e che non può non propagarsi all’intera comunità internazionale. Su questo caso non c’è giustizia: siamo di fronte ad un comportamento ambiguo ed inaffidabile delle autorità indiane». Per l’inviato italiano a New Delhi Staffan De Mistura questo ennesimo rinvio mette in luce tutte le difficoltà del governo indiano, sottoposto in questa fase alle dure pressioni dell’Europa. «Rinviino pure quanto vogliono, ma adesso a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone deve essere concesso di lasciare l’India» ha aggiunto il diplomatico.

Intanto le mogli dei due fucilieri, Vania Ardito e Paola Moschetti, sono state ospiti in sala stampa a Sanremo. «C’è bisogno di chiarezza, verità e giustizia – hanno detto – E’ dura dire a dei bambini piccoli che questa è la realtà, che i loro papà sono costretti a stare lì e che su di loro grava la possibilità della pena di morte. E’ inaccettabile che accada a due uomini dello Stato Italiano».

La vicenda avrebbe tutte le caratteristiche per essere una commedia, se non fosse che in ballo c’è la vita di due nostri soldati da ventiquattro mesi tenuti sotto custodia in un Paese straniero, a migliaia di chilometri da casa. Una parte di responsabilità, probabilmente, va attribuita al governo Monti, che non ha saputo mostrare i muscoli assumendo da subito una posizione troppo morbida. Le stesse dimissioni dell’allora ministro degli Esteri Terzi, in aperto dissenso verso la decisione di far rientrare i marò in India dopo il permesso concesso nel febbraio 2013, ne sono un’evidente conferma. Le autorità indiane hanno approfittato di questa debolezza e hanno temporeggiato a lungo, divise tra la volontà di fare la voce grossa, dando dei colpevoli in pasto all’opinione pubblica nazionale, e il timore delle conseguenze che potrebbero esserci nei rapporti con la comunità internazionale. Basterà il pressing diplomatico italiano per salvare Latorre e Girone? Ciò che accadrà, al momento, resta ancora un’incognita.

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