Andy Murray lascia il tennis: ecco il motivo dell’addio e i particolari della preparazione che l’ha portato così in alto

Andy Murray lascia il tennis
Andy Murray lascia il tennis

La notizia del ritiro dal mondo del tennis agonistico di Andy Murray, uno dei tennisti più forti della scena attuale, giunge dopo quasi due anni di sacrifici e dolore che hanno costretto lo sportivo a ripensare seriamente alle sue possibilità di continuare la sua carriera nel tennis. Un campione del genere sfrutta le sue doti fisiche ma ha anche bisogno di una grande preparazione mentale per reggere lo stress e la tensione di una carriera a livelli così alti: di seguito tutti i particolari della sua preparazione e l’elenco dei suoi premi, in omaggio alla sua incredibile attività di tennista.

Il ritiro di Andy Murray: la fine di un’era

L’11 gennaio 2019 Andy Murray ha compiuto il sacrificio più grande: quello di dover annunciare il proprio ritiro dalla scena mondiale del tennis. Il pluripremiato campione scozzese, classe 1987, alto un metro e 90, è stato purtroppo costretto a fermarsi a causa di un problema all’anca che, nonostante siano trascorsi 20 mesi di riabilitazione e cure, non può più permettergli di giocare. Lo sportivo si è dichiarato affranto e probabilmente non in grado di proseguire la sua attività nemmeno fino a Wimbledon, torneo a cui avrebbe voluto partecipare come in passato per concludere la sua sfolgorante carriera. Murray è infatti stato il numero uno del mondo del tennis per diverso tempo: ha raggiunto la cima del ranking ATP il 7 novembre del 2016, ha vinto tre tornei del Grande Slam (classificandosi in finale altre otto volte per giunta), due medaglie d’oro alle Olimpiadi nel 2012 e nel 2016, una Coppa Davis nel 2015 e svariati titoli, di cui 14 Masters 1000, nei tornei ATP: in tutto come giocatore singolare ha collezionato 663 vittorie a fronte di 190 sconfitte nei tornei, con un rate del 77% di successo. Senza contare poi il lato economico delle sue vittorie. È dunque con estremo dispiacere, a seguito dell’operazione all’anca che gli ha impedito di giocare da luglio 2017 a giugno 2018, che si è visto obbligato a concludere la sua sfavillante carriera sportiva a quasi 32 anni per evitare di scontare per tutta la vita i suoi problemi di salute, lasciando il campo ad altri grandi nomi come Nadal, Williams e Federer.

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Mental coach: la preparazione psicologica di Murray

Ma quali sono i fattori che hanno fatto sì che Andy Murray abbia potuto raggiungere la vetta del mondo del tennis e mantenerla per tanto tempo? Di sicuro, oltre al talento e alla preparazione fisica, è stato fondamentale anche l’impatto della preparazione mentale. Affrontare continue gare di livello sempre più importante, dai più prestigiosi tornei di tennis alle Olimpiadi, è sicuramente un fattore debilitante per la propria tranquillità e sicurezza, e pertanto va curato con attenzione e metodo, proprio come suggerito dal portale Ubitennis.com. Murray è riuscito a vincere e rimanere sulla cresta dell’onda grazie al suo team di preparatori e anche alla sua mentalità da vincente: come riportato nello studio di Betway Casino sull’effetto del vincitore, infatti, chi vince continua a vincere perché supportato dalla condizione psicofisica di proseguire a farlo. Il cervello rilascia una maggior quantità di testosterone nelle vicinanze di una prestazione impegnativa, rendendo più competitivo e performante l’individuo soggetto a tale stimolo. Di conseguenza, dopo la vittoria il rilascio di dopamina fa sì che venga registrata la sensazione positiva relativa al traguardo e dunque sia il corpo che la mente cerchino di replicarla il più possibile. Grazie a questi meccanismi gli sportivi a livello agonistico come Andy Murray sperimentano quindi l’effetto del vincitore più spesso degli altri e di conseguenza vincono più spesso. Inoltre, il mental coaching è fondamentale per mantenere la calma e concentrarsi sulle vittorie e le possibilità di miglioramento, invece che demotivarsi per le perdite o gli errori.

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La preparazione fisica e la riabilitazione

Oltre ad una serrata ed equilibrata preparazione mentale, quindi, Andy Murray ha sempre seguito una preparazione fisica fortemente disciplinata, volta a migliorare e sfidare le proprie capacità ogni giorno di più. Il sito specializzato nel tennis Tennis Circus riporta come il preparatore fisico di Murray, Matt Little, abbia dichiarato che lo sportivo non abbia mai visto allenamenti deludenti: anche dopo l’operazione subita alla schiena prima dei 30 anni ha sempre cercato di spingersi il più possibile in avanti nella sua preparazione, tenendo costantemente d’occhio obiettivi di miglioramento come quello relativo all’aumento della propria velocità. Non c’è dubbio che se Murray non avesse sofferto dei gravi problemi all’anca che lo hanno costretto al ritiro ci sarebbe stato ancora spazio, e soprattutto tempo, per farlo vincere sempre di più. Il campione ha tentato ogni strada possibile e immaginabile, la più impegnativa quella dell’intensivo percorso di riabilitazione durante il quale è stato seguito dall’esperto ed ex maestro di sci Bill Knowles, come analizzato da Tennis Italiano.

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L’addio alla scena di Murray è sicuramente una notizia difficile da accettare, ma lo sportivo ha dovuto cedere necessariamente per preservare la sua salute. Rimangono però tutti i traguardi e i premi raggiunti, a ricordare per sempre la sua carriera come una di quelle più indimenticabili del mondo del tennis.

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