Angry Birds e altre app nel mirino delle agenzie di spionaggio

Non ci si può distrarre un attimo, neanche giocando ad Angry Birds. Nessun complotto, tuttavia la nuova generazione di telefoni cellulari fa i conti con una realtà da film di spionaggio. Non solo Google, ma tutto ciò che si trova nel nostro smartphone è fonte di guadagno, ma anche oggetto di spionaggio. Questo è quanto svelato negli ultimi giorni da una ricerca congiunta di alcune testate americane, che hanno portato alla luce una situazione davvero inquietante.

Localizzazione, età, sesso, allineamento politico, orientamento sessuale sono solo alcune delle informazioni che, secondo un documento dell’intelligence britannica, si dimostrano essere sotto l’analisi delle spie. Le app diIPhone o di Android sono un veicolo appetitoso per una emorragia di informazioni che definire private non è sufficiente. Ma non sono solo l’intelligence britannica, bensì anche la National Security Agency americana: del resto si sa, gli Stati Uniti non sono certo la patria della privacy.

Le attività in questione sarebbero in atto dal 2007. Lista dei contatti, libri che si leggono, prenotazioni. E quando postiamo una foto su Facebook per far sapere al mondo dove siamo? Smartphone più Facebook o Flickr o LinkedIn o Twitter, il risultato non cambia: condivisione di informazioni, geo localizzazione e il gioco è fatto. La “mobile surge” secondo uno studio britannico risalente al 2011 viene comparata allo stesso servizio riservato alle truppe impegnate in Iraq e Afghanistan.

Nel 2010 durante una conferenza top-secret, un analista proiettava una slide dal titolo entusiasta “Golden Nugget!” (la pepita d’oro) e qual era l’oggetto della diapositiva? Una previsione che descriveva IPhone e Android come ricche risorse.
Ad oggi però non sono ancora chiare né la portata né le specifiche del “bottino” cui faceva riferimento l’analista dell’intelligence.

Quello che c’è di chiaro è che i documenti dimostrano che di routine la NSA e l’agenzia britannica ottengono informazioni dalle applicazioni che tutti gli smartphone possiedono, in particolare da quelle di vecchia data, le primissime inserite sul mercato. Non è chiara invece la destinazione di queste informazioni e se le spie le raccolgano in pratiche o archivi. Nel frattempo in un report segreto è stato svelato che solo scaricando Android sul vostro smartphone, inviate una fila di circa 500 dati complessivi fra la storia e la cronologia del vostro cellulare. Le compagnie usano così i dati, li confrontano, studiano i target.

Il presidente Barack Obama nel frattempo ha annunciato per questo mese nuove restrizioni per proteggere la privacy di milioni di utenti americani e stranieri negli Stati Uniti. Ma la sua presa di posizione manca dell’indirizzamento al mucchio di informazioni che le agenzie dell’intelligence ricevono dalle app o altre funzioni del telefono.
Nulla dimostra invece che le compagnie telefoniche cooperino in questa intricata rete di connessioni, network, applicazioni, sistemi di spionaggio.

La privacy questa sconosciuta sembra perdere pezzi uno dietro l’altro in modo lento ma inesorabile. È il prezzo da pagare per una tecnologia che c’è sempre e comunque, anche quando non così vitale come quando si gioca a Angry Birds.
Che prezzo hanno le nostre vite personali e le scelte che facciamo? L’essere social vuol dire pagare un dazio per collegarsi al resto del mondo?

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