Antartide, tratti in salvo i passeggeri della nave russa

Finalmente dopo quasi nove giorni imprigionati fra i ghiacciai dell’Antartide, i passeggeri della nave russa Akademik Shokalskiy sono stati tratti in salvo. Non era necessaria la fonte governativa australiana poiché si tratta di uno dei salvataggi più social degli ultimi mesi: i cinguettii, i video, i post del capitano Turney ne sono una dimostrazione palese.

Le speranze erano arrivate con il nuovo anno: il maltempo aveva lasciato spazio a un cielo blu e i ghiacci cedevano alla rompighiaccio Aurora Australis di soccorso. Così ieri le operazioni sono avvenute secondo le ottimistiche previsioni ma non senza qualche modifica: l’elicottero cinese proveniente dalla Snow Dragon, ha fatto cinque viaggi atterrando sui ghiacci contigui alla nave russa e ha prelevato i 52 passeggeri per trasportarli sull’Aurora Australis. Si è così saltato un passaggio: anziché trasportare con una scialuppa i passeggeri dalla Sonw Dragon all’Aurora, essi sono stati lasciati su una lastra di ghiaccio vicina all’australiana.

I ritardi sono stati il leit motiv di questa vicenda. Prima la bufera di neve, poi il ghiaccio, poi il maltempo, infine le attese. Ritardi che ci sono stati anche ieri, poco prima dell’inizio delle operazioni: problemi con una spessa lastra ghiacciata che aveva impedito a una chiatta di raggiungere una delle imbarcazioni che partecipavano alle operazioni.
L’equipaggio per il momento rimane, come da protocollo, a bordo senza correre alcun pericolo poiché fornito del necessario. Non essendo la Akademik Shokalskiy una rompighiaccio di certo non potrà affrontare i ghiacciai artici quindi potrebbe rimanere in attesa dello scioglimento delle lastre più profonde. Così il ricercatore italiano Francesco D’Alessio, a bordo della rompighiaccio australiana, ha riportato all’ANSA: “L’Aurora Australis non è riuscita a raggiungere la nave cinese, figuriamoci se può riuscire a raggiungere la nave russa. Qui la situazione non è proprio semplice. Il ghiaccio si presenta in enormi lastre. Quella usata come eliporto questo pomeriggio era grande più di un paio di campi di calcio, spessa tra i 4 e 5 metri e compatta“.

Il fascino di questa avventura rimane tutto nella passione del capitano Turney e dei suoi ricercatori ma anche nel modo avvincente in cui la natura ancora riesce a guastare i piani di una spedizione misteriosa che porta con sé il ricordo di storie del secolo passato.

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