Anvedi come segna Nando

Sgomma e va in fuga, mentre le altre faticano e rischiano di rimanere senza benzina. La Juve si conferma ancora la più forte, non sarebbe una notizia. Ma la partenza-record della Roma e l’inizio incoraggiante di Napoli e Inter lasciavano intravedere un percorso diverso nella lotta al titolo. E invece Conte scappa, Garcia riprende l’Atalanta solo nel finale e Mazzarri fa due passi indietro sul piano del gioco. Mentre Rafa prova a scuotere il Napoli stasera all’Olimpico, serve una vittoria per non vedere la Juve troppo da lontano.

Anvedi come segna Nando, bello sì ma anche decisivo adesso LLorente. Che insieme a Buffon (sei partite di fila senza prendere gol, non accadeva da 13 anni) ha confezionato un successo sofferto contro la miglior Udinese formato trasferta della stagione.

Capitolo-Roma: senza Totti, la concretezza offensiva è inevitabilmente peggiorata, gli attaccanti non segnano e –per la prima volta- le scelte dell’inappuntabile Garcia non hanno pienamente convinto. E’vero che Pjanic non si era allenato bene sabato, ma l’esclusione contemporanea di Ljajic ha tolto qualità alla manovra d’attacco, non è un caso che la Roma abbia iniziato a giocare bene solo dopo il loro (doppio) ingresso.

Quando Strootman salvava l’imbattibilità giallorossa, a San Siro andava in scena la prima smorfia negativa di Thohir presidente. Festa rovinata da Renan, Samp rigenerata da Sinisa e Inter che fa collezione di pareggi. Mazzarri avrebbe voluto più intensità, i suoi hanno tirato in porta solo due volte, si sente l’esigenza di rinforzi davanti. A WM non dispiacerebbe affatto, per esempio, allenare ancora Lavezzi ma non ci sono stati ancora contatti diretti e decisivi per crederci. L’agente del Pocho, Mazzoni, è a Parigi da qualche giorno, non sente i dirigenti nerazzurri dall’affare Campagnaro e solo in settimana saprà dal Psg se esistono i margini per un trasferimento del suo assistito a gennaio. Thohir intanto riparte per l’Indonesia e annuncia il suo ritorno per il derby: la passerella è stata divertente, la voglia di vedere e controllare tutto lascia ben sperare, adesso servono investimenti reali per puntare in alto.

A Milano si parla più di questioni societarie che tecniche, inevitabile dopo quanto accaduto anche in casa Milan. Galliani resta, Berlusconi non gli ha fissato scadenze temporali per il suo incarico, Barbara dovrà farsene una ragione, forse. Sarà interessante monitorare adesso la convivenza tra i due Ad, capire se i ruoli resteranno così ben definiti, studiare le prossime mosse delle due anime rossonere. In campo, invece, il vero cuore che batte è quello di Kakà. Corre e incide come ai vecchi tempi, comportandosi pure da leader. Il vecchio Riccardino parlava poco con i compagni e pensava solo a giocare e segnare, il nuovo si è ritrovato punto di riferimento di uno spogliatoio in subbuglio e i risultati iniziano a vedersi. Eloquente l’immagine che lo vede protagonista nel tentativo di fermare la reazione di Balotelli, dopo le offese di Spolli. Se Balo prenderà un minimo di esempio dal brasiliano, non potrà che migliorare quegli aspetti caratteriali ancora ribelli, completando una maturazione tutt’ora balbettante.

Chi appare (fino a prova contraria) un uomo diverso è Cassano. Sarà merito della dolce Carolina o delle responsabilità di essere diventato padre, sta di fatto che in campo si vede un giocatore diverso. Non tecnicamente, perché il suo repertorio non è mai stato in discussione, ma è l’atteggiamento a spingere in una direzione inedita e positiva. Ecco perché Centantonio meriterebbe almeno di essere preso in considerazione da Prandelli, eppure i segnali continuano a essere negativi, retaggi di un Europeo finito male, soprattutto con il resto del gruppo. Donadoni, poi, è probabilmente l’allenatore che sa toccargli le corde giuste, senza usare metodi dittatoriali. Non ricordo litigi tra i due, non mi sono mai arrivate soffiate diverse, evidentemente l’allenatore del Parma ha capito come e cosa deve fare per farlo rendere al massimo, facendolo innanzitutto dimagrire.

Panchine a rischio, siamo alle solite: il prossimo a saltare può essere oggi Nicola a Livorno, peccato perché meriterebbe di continuare un lavoro iniziato l’anno scorso con mille difficoltà e portato avanti a testa altissima. Spinelli deciderà oggi, ma non aveva detto che il suo Davide era l’allenatore più preparato mai avuto?

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