Armstrong, un anno dopo la revoca dei titoli esce il libro shock

La ormai celebre confessione di Lance Armstrong nel salotto di Oprah Winfrey, celebrità televisiva americana, ha segnato uno spartiacque per il ciclismo moderno. Dal 15 gennaio 2013 il re era nudo, spogliato della gloria conquistata immeritatamente, e tutti hanno potuto vedere finalmente cosa si celava sotto la maschera del campione-filantropo, eroe di tanti appassionati e esempio di virtù eccezionali, vista la guarigione dal cancro e la successiva consacrazione a fenomeno delle due ruote.
Quella è stata solo la confessione pubblica, perchè già nell’Ottobre 2012 l’Uci aveva revocato tutti i titoli dopo che le indagini portate avanti dall’Usada (l’agenzia antidoping degli Stati Uniti) avavano confermato il coinvolgimento dl ciclista in quello che è stato definito “il più grande sistema doping del mondo”. Ma nel cuore di tutti Armstrong è morto all’inizio di quest’anno.

Dopo la biografia pubblicata alcuni anni fa (intitolata “Non solo ciclismo”) è arrivato finalmente un libro verità, che nella versione italiana si intitola “Il texano dagli occhi di ghiaccio”. Edito per Mondadori e redatto da Reed Albergotti e Vanessa O’Connell (giornalisti del Wall Street Journal), rivela tutti quei particolari taciuti sulla vita privata del “cowboy”, e sono particolari che mostrano una figura ben diversa da quella che tutti gli appassionati conoscevano.

I due autori, con sguardo quasi da entomologi, dissezionano le vicende di Armstrong ed evidenziano un uomo ossessionato dalla sete di successo, denaro e sesso, “una personalità furiosamente competitiva e di mentalità direi imprenditoriale, fin dai 16 anni, piena di rabbia ed egoismo fin da allora -dichiara la O’Connell a Sky- per molti aspetti, tutta la storia di Armstrong con il doping è coerente con il suo carattere. E la sua vera debolezza è che non sopportava mai la sconfitta: doveva sempre vincere e superare gli altri”.

La voglia sfrenata di vittoria è la costante della vita dell’atleta americano, e il libro rivela per la prima volta di come anche le sue compagne conoscessero bene tutte le pratiche illecite messe in atto. Ma le rivelazioni più sconvolgenti riguardano due aspetti in particolare: la sistematica pratica dopante utilizzata da tutto il team della Us Postal (squadra di cui Armstrong era il leader), fatta di una programmazione scientifica frutto delle consulenze dell’ormai famoso Dottor Michele Ferrari, e il meccanismo perverso che si era creato attorno all’atleta, un vero e proprio scudo economico-mediale pronto a far tacere tutte le voci che lo collegavano direttamente o indirettamente al doping.

Insomma, una bugia costruita metodicamente, che va molto oltre il singolo atleta e coinvolge anche i piani alti del ciclismo. Uno scandalo di proporzioni enormi, che si ripercuote anche su tutte le persone che hanno tratto giovamento dalla sua fondazione per la lotta al cancro, già abbandonata da alcuni dei principali sponsor.

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