Nei giorni scorsi, gli A.d. delle due banche venete, Fabrizio Viola per la Popolare di Vicenza e Cristiano Carrus per la Veneto Banca, avevano cercato di sondare l’eventuale disponibilità da parte di Questio gdr circa una possibile ricapitalizzazione dei due istituti.

La risposta ricevuta è stata negativa. Nella nota a loro indirizzata, è stato infatti reso noto che: “Allo stato non si riscontrano le condizioni per qualsiasi ulteriore investimento nelle vostre banche da parte dei fondi da noi gestiti”.

Parole che evidenziano come i gruppi Atlante 1 ed Atlante 2 non daranno altre risorse alle due banche. Atlante 1 che ha una disponibilità residua di 50 milioni di euro è l’unico che può investire in strumenti di capitale delle banche. Atlante 2 invece investe in npl dove ha già investito 450 milioni di euro.

Inoltre, sempre a detta di Questio sgr, le incertezze che da un po’ attorniano il destino delle banche venete rendono quasi del tutto impossibile l’idea di un eventuale finanziamento per un investitore che sia anche responsabile. Nella richiesta infatti manca l’ammontare richiesto ad Atlante e ciò rende impossibile capire se un eventuale donazione sarebbe sufficiente a garantire alle banche una ricapitalizzazione. La nota diceva anche che tra le cose non chiare ci sarebbe l’informazione circa la DgComp e l’eventuale richiesta di altri capitali, quale sarebbe il trattamento dei precedenti investimenti fatti da Atlante e che prezzo dovrebbe avvenire il nuovo aumento. Questa continuava poi con l’esternazione di un altro problema: “non è stato chiarito se l’accesso ai fondi precauzionali implichi l’autorizzazione alla fusione delle due banche da parte della Bce, né l’ulteriore aumento che Bce potrebbe richiedere per approvare la fusione, se non accennare genericamente ad un nuovo cospicuo aumento dello Srep che sarebbe richiesto”.

Fonti: Immagine presa da ilgiornaledivicenza.it