30 o 50 euro possono cambiare la vita? Per le baby squillo quattordicenni che si prostituivano in Liguria sì. Ragazze di buona famiglia che per arrotondare la paghetta settimanale, vendevano il proprio corpo e la loro giovane età. Lo shock che deriva da questa notizia non è solo causato dall’età ma anche da un meccanismo tipico di quella età: l’emulazione. Per loro stessa ammissione le ragazze hanno confessato di aver avuto l’idea di ricopiare il sistema romano che qualche mese fa aveva invaso le televisioni nazionali.

Senza condannare i media che all’epoca ne discussero molto, l’allarme che questa vicenda mette in luce, non può essere ignorato. Tutto è affiorato grazie alla denuncia di un uomo, trentenne, che dopo aver mantenuto fede a un appuntamento al buio a Ventimiglia (Imperia) e aver incontrato la minorenne, ha deciso di recarsi alla polizia. Da quel momento sono scattate le indagini: cinque gli indagati per favoreggiamento della prostituzione minorile e pedopornografia online mentre i telefonini delle tre ragazze sono stati sequestrati insieme ai computer e ora toccherá ricostruire la vicenda dall’inizio. Sembrerebbe infatti che le ragazze usassero registrare video e scattare foto hard.

Quello che finora è chiaro è il meccanismo scattato, l’emulazione appunto. Ma non può essere solo questo. Durante gli interrogatori in caserma il pentimento, forse seguito alla vergogna per la presenza dei genitori, non dimostra nulla. Ci si può pentire, soprattutto se si ha quattordici o quindici anni, anche sinceramente. Le motivazioni peró che hanno indotto le tre ragazze ad agire, a “studiare” il caso romano dei Parioli, a scrivere annunci su internet, a presentarsi agli appuntamenti, ad appartarsi con uomini di molti anni piú vecchi, con figli della loro stessa etá, ecco quelle motivazioni andrebbero analizzate a fondo. Senza essere retorici il problema non è solo unilaterale. Non è solo un problema generazionale o per lo meno, non lo è solo per una generazione, quella piú giovane che si è messa in vendita ma anche quella che l’ha comprata.

[credits foto: Amnesty International]