Il Bari è ufficialmente fallito. Sono stati designati dal tribunale i curatori fallimentari che si occuperanno della società fino a che non si terrà l’asta che decreterà il nuovo proprietario dei pugliesi. Sebbene non ci fosse un altro rimedio per ripartire, non riesco non nascondere l’amarezza per il fallimento della squadra del mio cuore: il Bari.

Un pomeriggio di quasi 19 anni fa me ne innamorai: a 5 anni non sapevo chi fossero i proprietari, non potevo sapere le delusioni precedenti. Riuscii ad ammirare un grande stadio in festa, i giocatori ritratti nelle figurine che correvano in un grande campo verde: il Bari batte il Torino per 3-1, segnano Gerson, Bigica e Protti. Tornai a casa con papà, felice non tanto per il risultato ma per le emozioni provate, capii che da quel momento quella maglia biancorossa sarebbe stata una seconda pelle che mi avrebbe accompagnato per tutta la vita. Piano piano cominciai a scoprire la sua storia: la nascita, gli anni della C e le stagioni sfortunate.

Questi 106 anni di storia sono stati cancellati, non è fondamentale ricercare le cause di tutto ciò: l’indifferenza dei Matarrese verso i tifosi non è una novità, è realtà da quasi quarant’anni. La storia la fa chi resta nel cuore dei tifosi, anche in senso negativo: Ballerio che nel 1929, all’esordio in A del Bari realizza ben tre autoreti a Genova. Ci saranno il “reuccio” Costantino (primo biancorosso in nazionale) e Cesarino Grossi che hanno dato lustro alla Bari fascista degli anni ’30. Ci saranno bomber come Cavone, Voros, Catalano e il terzino Carlo Tagnin che diverrà in seguito perno fondamentale della “Grande Inter” di Helenio Herrera.

Ci sarà il “della Vittoria”, stadio che non ho mai potuto assaporare, teatro delle gesta di Mujesan, Penzo Iorio e il Bari dei baresi che infiammava la gente. Il vecchio stadio ribolliva anche in terza serie animato dal professor De Palo, il presidente gentiluomo, “semplice” ginecologo che si indebitò per amore di quel piccolo sogno chiamato Bari.

Il resto è storia recente, i Matarrese non hanno portato l’Europa come promesso, solo un nuovo stadio, qualche campionato più o meno esaltante con nuovi idoli andati via troppo presto: Protti, Ventola, Cassano, Gillet, Barreto, Conte e Perinetti per citarne qualcuno ma dopo solo delusioni: il calcioscommesse, l’autogestione ed ora il fallimento.

Non riesco a non essere triste, 106 anni sono andati in fumo ma il galletto deve tornare a cantare ed io voglio tornare ad emozionarmi come quel pomeriggio di fine aprile dopo il missile di Bigica.