Basta pubblicazioni su Internet: violano il copyright

Tutti scarichiamo musica, film, file gratis, nonostante sappiamo che per legge non si potrebbe.. Non si deve, ma tutti lo fanno.

Accade questo anche alle pubblicazioni accademiche, che si trovano facilmente online messe in rete proprio dagli stessi ricercatori in modo tale da raggiungere un audience sempre più ampia.
Anni fa era pratica comune per i ricercatori scambiarsi le stampe degli articoli, bastavano delle fotocopie delle copie lasciate dagli editori delle riviste specializzate, una copisteria ed in questo modo il dibattito si apriva a prospettive nuove.

Come sappiamo Internet ha rivoluzionato la maggior parte dei settori compresi quelli dell’editoria, di cui si è già discusso a causa della grave crisi che l’ha colpita, ed ha “infettato” anche il “caso” pubblicazioni.
Molti scienziati hanno siti web che consentono ai visitatori di scaricare contenuti, ma che succede a chi ha il copyright?

Attraverso la pubblicazione, su riviste specializzate e non, l’autore cede il copyright e la risposta degli editori è arrivata, anche se ci hanno messo un po’ al “contrattacco”. Specialmente la Elsevier con sede nei Paesi Bassi, ha deciso di mettere i puntini sulle i: Basta pubblicazioni su Internet, sfruttando a proprio vantaggio la Digital Millenium Copyright Act (DCMA), una legge statunitense che permette a chi dispone dei diritti di copyright di richiedere la cancellazione di ogni testo presente online che era stato precedentemente pubblicato da loro.

La cosa non è piaciuta molto al popolo della rete specie a chi opera nei siti MOOCS o di e-learning, come Academia Edu che raccoglie sulla sua piattaforma quasi 6,889,946 di ricercatori da tutto il mondo permettendogli di confrontarsi su varie tematiche e ottenendo conseguenti statistiche sui loro risultati.

Gli scienziati, non contenti delle possibili restrizioni, sono intervenuti con petizioni attraverso i Social Network, sembra però che la legge sia dalla parte degli editori, nonostante questo settore si basi in fondo sullo sharing di informazioni.

Come accennato, la più accanita avversaria dei ricercatori è stata la casa Elvesier, tra l’altro proprietaria di Mendeley, diretta concorrente di Academia, che ha più volte minacciato una linea di condotta dura nei confronti di chi viola la legge in questo senso. E nel caso in cui altre case editrici prendessero la stessa linea di condotta, si stanno già “impiegando” delle scappatoie legali.

Thomas Hickerson della Calgary University ha così commentato le numerose polemiche: “La richiesta di Elvesier è in conflitto con la natura stessa dell’attività accademica: la condivisione della ricerca è un elemento essenziale di questa attività”. Ad oggi a parte petizioni, polemiche e numerosi avvertimenti tutto sembra essere arrivato ad una posizione di stallo.

Quali saranno però le conseguenze di tutte queste limitazioni?
Si presuppone che un eccessiva rigidità possa alla lunga avere un effetto di vero e proprio boomerang accelerando il numero di testi disponibili gratuitamente online e limitando sempre di più l’uso delle riviste specializzate. A questo si aggiungono ragioni etiche, dato che sono i contribuenti a sostenere i costi della ricerca e che essa rappresenta un bene comune ad ogni cittadino dovrebbe essere di facile accesso a tutti. Un patrimonio per l’umanità intera.

Il danno causato dalla pirateria digitale oggi ammonta a quasi 400 milioni di euro, investendo numerosi settori. Per adesso, però, la Elvesier può consolarsi con il fatto che alla fine dei conti non ci sono state vere cadute sul bilancio, avendo fatturato 2,53 miliardi di euro e 938 milioni di utili.

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