Bastos e l’ultima goliardata, il cattivo esempio arriva dal campo

Si tratta della storia più vecchia del calcio, dai primi bar fino alle ricreazioni scolastiche. Parlare di calcio sfocia da sempre nei più classici sfottò e prese in giro che caratterizzano questo pazzo mondo che va dietro ad un pallone. Le goliardate una volta si facevano al parco, a tavola con gli amici o al massimo negli stadi. Ora però le parti sembrano invertite e gli esempi in campo sono sempre più pessimi alimentando, in continuazione, rabbia e maleducazione. Se prima era lo Scirea di turno che doveva bacchettare il tifoso per un comportamento fuori posto, cercando di dare il buon esempio, ora è tutto il contrario. La presentazione di Bastos all’Olimpico è solo la dimostrazione di quanto il modello attuale del calciatore-tipo non vada seguito. La sciarpa al collo del neoacquisto giallorosso infatti è stata un’offesa più che chiara alla Lazio che ha presto ricevuto le scuse ufficiali della società romanista.

La “goliardata”, se così vogliamo chiamarla, è diventata un’abitudine nel calcio, ma decisamente cattiva. Bastos è forse quello con meno colpe in questa vicenda ma è solo l’ultima di una serie di spiacevoli situazioni. Restando in casa Roma è più simpatico e meno grave il pollice basso di Totti nel derby del 2010 ma costò comunque una multa di ventimila euro.

Più offensiva ed impunita l’esultanza di Enzo Maresca nel famoso derby della Mole del 2002 quando lo juventino fece il gesto delle corna proprio ai tifosi del Torino. Proprio quest’anno poi arriva anche il bis bianconero: stavolta è la Fiorentina protagonista con il duo Tevez-Pogba ad esultare con il gesto della mitraglia sbeffeggiando l’idolo del Franchi Gabriel Batistuta. Lì non c’è stata una multa ma Pepito Rossi, travestito da giustizia divina, vendicò il tutto con una tripletta ed una vittoria storica.

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Purtroppo gli uomini che ci rappresentano in serie A (ma anche nel resto d’Europa) a volte nemmeno si rendono la visibilità di cui dispongono e cosa può comportare un loro gesto sbagliato. Intanto la rivalità tra tifoserie sfocia in insulti e risse (non solo verbali) che i social non fanno che amplificare. Basta ricordare Marco Materazzi e tutte le sue più grandi goliardate, alcune identificate al meglio in questa definizione altre invece di pura provocazione cose che un professionista non dovrebbe mai fare. Infatti è più che simpatica la maschera di Silvio Berlusconi sfoggiata in un derby di tre anni fa nei festeggiamenti di fine gara ma è di cattivo gusto invece quella maglia post Champions League dedicata agli eterni rivali di sempre della Juventus con scritto “Rivolete anche questa?”.

Alimentare ancora un problema già parecchio evidente nella nostra società non aiuta il sistema calcio ma nemmeno il sistema Italia. Anche dall’altra parte di Milano però si è esagerato con le goliardate perché nel 2007 lo striscione di Massimo Ambrosini diceva “Lo Scudetto mettilo nel c…o”. La superficialità è una brutta bestia, a volte proprio sottovalutando gesti del genere che si vanno a peggiorare le cose. Avere il “benestare” del tuo idolo per poter insultare e provocare, con uno scontro come “lieto fine”, è la cosa più triste che un calciatore possa fare.

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