Batosta per Obama, cosa cambia per l’economia

    Le elezioni di “mid-term” negli USA hanno visto la clamorosa bocciatura del primo Presidente afro-americano della sua storia, solo dopo due anni dal suo insediamento.
    E’ stato bocciato il “Yes, we can” del 2008 e premiato il “Yes, we will” dei “Tea Party”, guidati dalla conservatrice repubblicana Sarah Palin.
    Ed è evidente che da ora in avanti il Presidente Obama non potrà più disconoscere le argomentazioni degli avversari, peraltro divenuti netta maggioranza tra i deputati e rimasti opposizione, ma per un soffio, al Senato.

    Nei prossimi mesi, gli USA realisticamente attueranno un programma più incisivo di riduzione della spesa federale (anche passando attraverso il congelamento della riforma sanitaria), un tendenziale abbandono della politica di svalutazione del dollaro, sui mercati valutari, e un maggiore rialzo del tasso di sconto, attualmente intorno allo zero, in funzione anti-inflazionistica.
    Certo, è evidente che le chiavi della politica economica rimangono ancora nella stanza ovale di Washington, ma c’è da giurare che l’Amministrazione democratica di Obama sarà costretta ad abbandonare il radicalismo della politica del “tax and spend” dei primi due anni e far fronte a un deficit e debito federali spaventosi.
    Su questo punto, il nuovo speaker del Congresso, il repubblicano Bohner ha già chiarito che intende proporre al governo una compressione della spesa federale ai livelli del 2008 (ultimo anno dell’Amministrazione Bush jr).
    Tale ipotesi significherebbe per gli USA una riduzione della spesa di diverse centinaia di miliardi di dollari.
    Sembra già al tramonto l’era radical-keynesiana di Obama!

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