BCE, domani inizia era Draghi. Bini Smaghi sotto pressione

    L’ex governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, si trova già a Francoforte, dove domani presiederà per la prima volta la Banca Centrale Europea. Oggi, infatti, finisce il mandato di Jean-Claude Trichet, che lascia così l’Eurotower, dopo ben otto anni di presidenza. Draghi sarà il terzo governatore della banca centrale, dopo Wim Duisenberg (1998-2003) e, appunto, Trichet.

    Avrà ben poco tempo questa settimana per i complimenti e le formalità, perchè questo stesso giovedì dovrà presiedere la riunione mensile del board sulla politica monetaria da attuare. In sostanza, dovrà subito decidere se aumentare, diminuire o tenere costanti i tassi. E mai come adesso tutte e tre le opzioni sembrano possibili.

    Da un lato, i tassi sono bassi, se teniamo presente che l’inflazione media dell’Eurozona è al 3% a settembre. Vengono, però, considerati alti, in rapporto alla crescita stagnante. Per questo, non è escluso che tutto rimanga per ora com’è. Nemmeno Trichet si è voluto esporre agli inizi di ottobre, lasciando i tassi invariati all’1,50%.

    E nel comitato esecutivo, il prossimo giovedì, salvo sorprese, Draghi troverà un altro italiano, Lorenzo Bini Smaghi, oggetto di richieste bipartisan in Italia e in Francia di dimissioni. Parigi vorrebbe almeno un suo uomo, visto che con la fine del mandato di Trichet non ne avrebbe nemmeno uno, mentre l’Italia ne ha ora due.

    Ma in sostegno di Bini Smaghi e in difesa dell’autonomia della BCE, ieri è sceso in campo pure l’ex capo degli economisti di Francoforte, Otmar Issing, che ha affermato che nessuno al mondo potrà mai richiedere le dimissioni dell’italiano, anche perchè sarebbe lesivo dell’autonomia della BCE, che non può sottostare agli equilibri politici.

    Issing ha anche rincarato la dose, sostenendo che non sarebbe una sciagura se i francesi per alcuni mesi non avessero un loro uomo, visto che Trichet è stato vice-presidente della BCE per 4 anni e poi a capo della banca centrale per otto anni. Insomma, dice Issing, se anche per alcuni mesi ci fossero due italiani e nessun francese, non sarebbe la fine del mondo.

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