Biblioterapia dovremmo tutti farne almeno una seduta

In inverno è sempre gradevole trascorre del tempo in compagnia di un buon libro e di una bevanda calda, sconoscendo persino gli effetti positivi che possono derivare da questo semplice atto. Secondo un recente studio effettuato dall’università svedese di Göteborg, la biblioterapia è un inesauribile strumento per il benessere piscofisico individuale e collettivo.

Leggere diviene quindi la vitamina indispensabile al nostro organismo. Ma cosa si intende con il termine Biblioterapia?

Con questo termine si definisce la fase terapeutica di recupero in cui la lettura viene utilizzata come dispositivo per la promozione e la crescita culturale, effettuata sia in maniera individuale che collettiva. Attraverso questa fase di recupero l’individuo con l’acquisizione delle conoscenze e della consapevolezza può riscattarsi da situazioni di disagio psicologico e sociale affiancato da mirate tecniche psicoeducative e cognitive.

Bisogna sottolineare, tra l’altro, come il benessere psicologico coincida con il concetto stesso di buona salute: l’individuo, per l’appunto, deve essere capace di sfruttare tutte le sue capacità emozionali e conoscitive per districarsi nella quotidianità della vita, costruendo relazioni gratificanti con gli altri, gestendo i conflitti interni ed esterni e accrescendo la qualità della sua vita.

Infatti, secondo la ricerca svedese condotta prendendo in analisi un gruppo campione di donne con disfunzioni che comportavano la diminuzione della concentrazione e delle capacità attitudinali in ambito lavorativo, ha dimostrato che la lettura di romanzi è un antidoto, una riabilitazione emotiva, che ottimizza i risultati e il potenziale delle lavoratrici.

La psicoterapia del libro è sempre più usata anche per curare i mali del secolo come l’ansia, la depressione e i disturbi alimentari.

In Italia la nuova avanguardia psicoterapica si fa strada lentamente e oggi Francesco Bovenzi, presidente dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri e responsabile della Cardiologia presso l’ospedale di Lucca, notando i lodevoli effetti concomitanti del benessere psicologico e corporeo, sta conducendo uno studio analogo.
Trenta pazienti con disturbi cardiaci vengono regolarmente “sottoposti” alla lettura ad alta voce di poesie. Il risultato che dovrebbe convolare statisticamente ad avvalorare la tesi proveniente dal Nord Europa comproverebbe effetti positivi sulla salute dei malati.

Sono liriche semplici che toccano temi universali. Il gradimento dei pazienti è alto e, accanto alla valutazione degli effetti organici tuttora in corso, abbiamo già osservato un miglioramento nella relazione con i medici – racconta Bovenzi alla sezione Neuroscienze del Corriere della Sera -. Non è poco, perché magari la poesia non dilata direttamente le coronarie, ma certamente può aiutare il paziente a stare bene, a recuperare un dialogo di fiducia con il curante e, di conseguenza, a seguire di più le terapie“.

Un atteggiamento psicologico positivo nei confronti di qualsiasi malattia, aiuta innegabilmente a reagire in maniera stoica, per tanto possiamo sentenziare che leggere fa bene non solo all’anima ma anche al corpo. Quindi, leggere un capitolo al giorno, toglie il medico di torno.

[credits: Panorama]

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