In bici tra pista e realtà

Red Hook Criterium. Red Hook come il nome del quartiere dove nasce, tra fatiscenti magazzini, da una pazza idea di David Trimble nel 2008. Parliamo di pedali, quadricipiti fuori misura e una certa dose di follia.
Si tratta di una gara di bici a scatto fisso: quelle bici nate e cresciute in pista, quelle bici senza freni, che non puoi smettere di pedalare, quelle che controlli tanto con la testa quanto con le gambe; quelle bici che negli USA sono oramai uscite dalla pista e adesso girano indisturbate per le città con dei bike messengers (postini in bicicletta, n.d.r.) in sella.
In Italia sono diventate anche simbolo di una sana e robusta hipsteria negata (nessun hipster ammetterà mai di essere hipster) che trova nella Milano degli aperitivi la sua culla perfetta.

Ma in questo caso non si tratta di una qualsiasi alleycat, di quelle aperte a tutti, dove anche chi scrive si è sbucciato le braccia sull’asfalto.
Parliamo di un livello pressoché olimpionico, di professionisti che arrivano da tutto il mondo per superare tra i capannoni industriali della Bovisa di Milano i limiti della pista: la Red Hook Criterium oggi è un vero e proprio campionato mondiale a tappe: Milano ha avuto l’onore di essere la prima e unica tappa in aggiunta a quella originale di Brooklyn, fino a quest’anno, quando è stata organizzata anche un’ulteriore tappa a Barcellona.

Immaginiamo uno scenario, per assurdo. Immaginiamo un ristretto gruppo di animali senzienti tutti tecnica, muscoli e passione. Immaginiamoli in sella ad una media di 45km/h. Fin qui nulla di nuovo. Ora immaginiamoli senza freni. Di sera. In un circuito cittadino con curve a gomito. Immaginiamo, sempre per assurdo, che questo percorso non sia ufficialmente chiuso al traffico.
Perché è di questo che stiamo parlando.

Stasera, sabato 12 ottobre, in Bovisa (via Lambruschini, a Milano). Dalle 17.00 le qualificazioni, alle 21.00 la gara. E poi party e Djset al Frida, nel cuore dell’Isola (a riconferma del carattere hipster di cui sopra), in Via Pollaiuolo.
Nessuno vi consiglia di provarci, ma lo spettacolo merita di essere visto.
Magari io non starei troppo vicino alle curve, quello sì.

Stefano Joker Lionetti

Partner dello studio grafico Zetalab, docente a tempo perso alla facoltà di Design del Politecnico di Milano.
Graphic designer, type lover, runner e ciclista della domenica.
Ho una bici a scatto fisso, prendo aperitivi all’Isola e come tutti gli hipster nego di essere un hipster.

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