Tesoro, non puoi venire con me, devi guardare e aiutare tua sorella, tu sei più sveglia, lo sai che lei è timida e vergognosa. Non ti preoccupare, ci rivedremo tutti al campo.” Fu l’ultima volta che vidi mia madre, questo è l’ultimo ricordo che ho di lei.

Queste parole fanno parte del libro di Fatina Sed, dal titolo “Biografia di una vita in più”.
Edito dalle edizioni Elliot e curato dalla nipote Fabiana Segni e dalla collega Anna Segre, questo libro racconta i terribili momenti vissuti ad Auschwitz dalla protagonista Fatina che all’età di 13 anni fu arrestata a Roma e deportata nel campo di sterminio di Auschwitz insieme alla famiglia.

Da quel tragico evento solo lei ed il fratello Alberto riuscirono a fare ritorno, seppur tragicamente segnati dagli avvenimenti che ormai tutti, seppur lontanamente, conosciamo.
Una storia scritta nei momenti di sconforto e di dolore e ritrovata solo dopo cinquant’anni dalla nipote che è riuscita così a ricostruire le parti mancanti della vita di sua nonna, quelle che non le erano mai state raccontate per proteggere lei ed il resto della famiglia da tutto quel dolore.

Un manoscritto ritrovato per caso e solo grazie ad un sogno in cui proprio la nonna la invitava la nipote Fabiana a frugare nel cassetto delle tovaglie. Lì si celava il manoscritto contenente quei ricordi mai espressi a parole.
Una testimonianza storica carica di dolore e destinata a lasciare il segno ma, proprio per questo, indispensabile per mantenere viva la memoria di ciò che è stato, evitando che un periodo storico di tale portata venga minimizzato o cancellato da chi, ancora oggi, osa dubitare che quei racconti siano veri.