Borse deboli, oro ai massimi e greggio sù

    Pesano come un macigno il caso Irlanda, il fallimento del vertice di Seoul, riguardo alla politica dei cambi, il pericolo di un’impennata inflazionistica e l’aumento dello spread tra i bund tedeschi e quelli di alcuni Paesi, travolti dalla crisi.

    I bond irlandesi hanno raggiunto un differenziale di oltre il 6,8% con quelli tedeschi, la Grecia è a +9,2%.

    Questa forbice in aumento ha attenuato la debolezza del biglietto verde sull’euro.

    In questi ultimi giorni, però, i titoli bancari hanno sofferto parecchio, anche a causa della pubblicazione della lista dei “too big, to fail” (“troppo grandi per fallire”), ad opera del Financial Times; tuttavia, dal G20 di Seoul sono fioccate le smentite, sebbene gli operatori restano cauti.

    Restano cauti anche gli obbligazionisti americani, a causa della previsione al rialzo dell’inflazione, che decimerebbe i rendimenti dei bonds.  

    Così, restano appetibili sia l’oro che il greggio. Il primo ha raggiunto il suo record di 1450 dollari l’oncia e lo stesso petrolio si è attestato a 88 dollari al barile, livello che non raggiungeva dal 2008 pre-crisi.

    E, al momento, l’oro continua a sembrare agli investitori un bene-rifugio dai risultati altalenanti e incerti dei titoli azionari e obbligazionari.

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