Bossi con Napolitano: no a criminalizzazione dei magistrati

    E’ già la seconda volta che si trovano d’accordo in pochi giorni. Umberto Bossi e Giorgio Napolitano. La prima occasione era stato il recente rimpasto di governo (ribattezzato “autoribaltone” dagli ambienti dell’opposizione)  e le perplessità espresse dal Capo dello Stato, prima criticate poi condivise dal leader della Lega, addirittura accompagnando con delle scuse il suo ripensamento. Ieri, a Bologna, al fianco del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, in sostegno di Manes Bernardini per un appuntamento elettorale, la seconda occasione. “Io non penso quella roba lì. Penso che ogni tanto c’è qualcuno che rompe le scatole, ma non sono tutti uguali” precisa quindi Bossi agli astanti, replicando a distanza agli ennesimi attacchi pervenuti in questi giorni alle Istituzioni dal Capo del Governo, Silvio Berlusconi.

    Così invece, si è espresso il Presidente della Repubblica nella prefazione del volume a cura del Csm “Nel loro segno”, che ricorda 26 magistrati vittime di terrorismo e stragi di mafia. “Già negli anni scorsi, al Quirinale, ho voluto mettere l’accento sul sacrificio di uomini di legge, per sottolineare come da magistrati, avvocati, docenti di diritto venne un contributo peculiare di fermezza, di coraggio e insieme di quotidiana serenità e umanità nello svolgimento di una funzione essenziale per poter resistere all’ondata terroristica e averne ragione: la funzione dell’amministrare la giustizia secondo legge e secondo Costituzione, sempre, contro ogni minaccia e ogni prevaricazione”.

    Concetti inequivocabilmente ribaditi oggi durante la cerimonia al Quirinale dedicata alle vittime di terrorismo e mafia, la Giornata della memoria, 9 Maggio, in cui si ricorda anche l’uccisione di Aldo Moro.

    Tutt’altra storia, quindi, rispetto a quei “Pm cancro della democrazia” che sarebbero, secondo il premier, in combutta con le sinistre fomentando un clima da guerra civile che accompagna le elezioni amministrative. Clima che porta a “Insulti e calunnie di cui veniamo fatti oggetto, come pure l’uso del diritto contro colui che la sinistra considera il suo nemico politico“.

    Anche il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, aveva riservato una dura replica alle esternazioni di Berlusconi: “Non posso pensare che un Presidente del Consiglio insista nel voler delegittimare un’altra istituzione come la magistratura che non può essere trattata alla stregua di un nemico”. In dissenso con Berlusconi anche il vicepresidente del Csm Michele Vietti. “La magistratura ha prodotto eroi che si sono sacrificati pagando un elevato tributo di sangue”.

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