Brunei: dopo le proteste, passo indietro sulla lapidazione per i gay

Sultano del Brunei
Sultano del Brunei

La notizia relativa all’introduzione della pena di morte per i gay ha destato un grande scalpore, tanto è vero che il sultano del Brunei, artefice di questa norma, è stato più volte chiamato in causa da molti leader di paesi occidentali, ma anche da associazioni e organizzazioni non governative. Su di lui ed in particolare sulla sua scelta c’è stato un tale pressing mediatico che il risultato, fortunatamente, è arrivato: il sultanato del Brunei, almeno per il momento, ha deciso di fare un mezzo passo indietro sulla legge che avrebbe introdotto la pena capitale per gli omosessuali.

Ad annunciare la retromarcia è stato lo stesso sultano Hassanal Bolkiah, in un discorso fatto in occasione dell’inizio del Ramadan. Il sultano ha rotto il silenzio e per la prima volta in pubblico ha parlato della nuova legge, precisando che non verrà sostanzialmente applicata. Il che significa che la pena di morte prevista per i gay, e basata sulla Sharia, per un po’ non ci sarà. Ma in realtà questa legge non si fermava a questo, perché nel testo si parla non solo di uccisione dei gay, ma di un’uccisione basata su un metodo di tortura quale è la lapidazione; lapidazione che verrebbe prevista non solo per gli omosessuali, ma anche per coloro i quali si macchiano dei reati di stupro e adulterio.

In Brunei la pena di morte per alcuni reati c’è praticamente da sempre, ma di fatto nessuna pena capitale è poi stata eseguita dal 1957 in avanti. L’omosessualità era già illegale nel sultanato e punibile con 10 anni di carcere, mentre la legge voluta da Bolkiah avrebbe di fatto esteso la sanzione fino alla pena di morte.

Le nuove regole introdotte dal sultanato del Brunei avevano suscitato proteste a non finire e messo in moto diverse iniziative di boicottaggio. La legge introdotta lo scorso aprile che mirava all’introduzione della lapidazione per gay e adulteri, e basata sul testo sacro islamico, è stata messa per così dire in stand by anche grazie alle proteste fatte da alcuni volti noti dello star system internazionale. Contro questa misura si erano infatti scagliati George Clooney ed Elton John, i quali avevano invitato le persone a boicottare tutti gli alberghi che il sultano ha in giro per il mondo. E il sultano, evidentemente timoroso di dover pagare un prezzo troppo caro, ha deciso di fare un passo indietro.

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