Bryant, un 2013 che non s’aveva da fare

Capodanno coi botti? Niente affatto: in casa Lakers si aspetta solo la fine di questo annus horribilis per voltare pagina e cercare nuova serenità. La grande gioia per il ritorno di Kobe Bryant sul parquet aveva rinvigorito lo spirito del tifo gialloviola e di tutti gli appassionati del mondo cestistico: la notizia del suo nuovo infortunio fa ripiombare nell’angoscia un’intera città, che vede il suo campione costretto a fermarsi, di nuovo.

L’infortunio al tendine d’Achille era ormai alle spalle: il rientro prima dei tempi previsti non era quotato vista la maniacalità del giocatore. Un uomo che non conosce limite e non si lascia fermare da nulla, un’ossessione compulsiva per la vittoria che lo ha reso un campione assoluto. Prime partite da “Scrutatore non votante”: finto playmaker per ritrovare confidenza con il campo, sentire il profumo dell’agone. Un gladiatore che torna a combattere dopo un periodo di sosta e che prima di sferrare il colpo decisivo cerca di riabituarsi alla trepidazione dell’arena. Qualche schiacciata, nessuno sforzo eccessivo: il corpo risponde bene, ma la squadra non riesce a trarre giovamento dal ritorno del proprio campione. Il morso del Mamba arriva, 21 contro Memphis e Los Angeles sponda Lakers in festa: Bryant è tornato, e condurrà i gialloviola ai playoffs.

Il più classico lieto fine cinematografico in quel di Hollywood, ma la sorte è beffarda e stravolge la sceneggiatura. Il cielo angeleno si adombra, nuvole infauste avvolgono la città della California. Bryant ha subito un nuovo infortunio. Lo staff dei Lakers comunica sul proprio profilo Twitter la notizia: il Mamba ha riportato una frattura al piatto tibiale del ginocchio sinistro. In parole più semplici, almeno 6 settimane di stop.

Un 2013 infausto per Bryant e per i Lakers: la scorsa stagione l’infortunio del 24 aveva posto la parola fine alle speranze di far strada nella post season. I continui viaggi in infermeria di Nash e Gasol avevano acuito il senso d’impotenza per una delle franchigie più vincenti della storia della Nba; l’estate vissuta con la farsesca decisione di Howard, accasatosi a Houston. E pensare che la nuova stagione era partita con la vittoria nel derby con i Clippers: la squadra in linea di galleggiamento in attesa del ritorno di Kobe che avrebbe potuto aprire scenari particolarmente interessanti.

Una vera e propria maledizione quella abbattutasi sui Lakers che continua a causare problemi: Nash, Blake e Farmar infortunati e il reparto play totalmente cancellato. Simpatici e affettuosi scambi di vedute tra Gasol e coach d’Antoni, che sembrano essere il preludio ad un imminente e definitiva implosione dello spogliatoio gialloviola. Adesso la nuova tegola: l’assenza di Bryant limita e non di poco il potenziale della squadra, alla disperata ricerca di un posto tra le prime 8 nell’intricatissima Western Conference.

Il lavoro svolto da Kobe per il recupero lampo dal precedente guaio non può non aver inciso sulla sua tenuta fisica: ma nessuno potrà fermare un simile mostro capace di rimanere in campo giocando solo con la mano debole, la sinistra, visto che la destra era sostanzialmente in frantumi. 2 mesi di congedo pronosticati, tempi di recupero e riadattamento tutti da valutare. Una stagione che sembra già al capolinea, ma … fare pronostici con Bryant è azzardato tanto quanto lo è mangiare sushi in Messico: roba per veri amanti del rischio. Kobe tornerà prima del previsto e famelico come non mai: il Mamba sarà già al lavoro per l’ennesima dimostrazione di forza, statene certi.

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