‘The Butler’, l’America delle battaglie contro il razzismo

Arriva nelle sale italiane con lo scoccare del nuovo anno il film diretto da Lee Daniels, The Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca, pellicola intensa che racconta la storia vera di Eugene Allen, umile padre di famiglia di colore al servizio di sette Presidenti degli Stati Uniti dal 1957 al 1986. Attraverso i suoi occhi di semplice inserviente rivivono più di trentanni di storia americana, legata in simbiosi con le vicende del popolo afroamericano in lotta per i diritti civili e contro l’oppressione del razzismo.

Figlio di uno schiavo ucciso brutalmente dal padrone, Cecil Gaines – alias Eugene Allen – viene salvato ed educato al lavoro di domestico grazie alle attenzioni della signora Westfall (Vanessa Redgrave), che gli permetterà di entrare come primo maggiordomo nero nella Casa Bianca e poter essere in contatto diretto con la sfera più alta del potere in un momento molto critico per la nazione a stelle e strisce – dalla battaglia contro la schiavitù nei campi di cotone, al terrore sanguinario del Ku Klux Klan, fino agli omicidi di J.F. Kennedy e Martin Luther King.

Nel rapporto conflittuale con il figlio (David Oyelowo), leader delle Pantere Nere, si manifesta la divisione ideologica che subì il movimento per la libertà. Uno scontro generazionale tra chi ricercava la chiave del riscatto sociale nell’impegno e nell’impeccabile lavoro, e chi esasperato dalle ingiustizie, era pronto a combattere anche con la violenza contro il regime dei bianchi. Per ricordare come la battaglia sia stata dura e abbia portato al sacrificio di tanti uomini.

Punto di forza del film è senza dubbio il cast, per il quale il regista di Precious ha scelto tutti attori strettamente legati alla vicenda narrata. Non solo per l’appartenenza etnica, ma soprattutto per l’empatia e il coinvolgimento con i personaggi interpretati. Forest Whitaker, premio Oscar nel 2007 per L’ultimo re di Scozia, regala al protagonista la giusta combinazione tra mitighezza e forza d’animo, caratteristiche che hanno spinto la critica al paragone con il Forest Gump di Tom Hanks. Nel ruolo della moglie di Cecil Gaines troviamo invece la regina del talk show americano, Oprah Winfrey che per questa parte è pronta ad accogliere una nuova possibile candidatura dopo quella conquistata per Il colore viola di Spielberg.

In questa donna distrutta dall’alcool e dalle poche attenzioni del marito, che difende con le unghie la solidità della propria famiglia, la Winfrey ha depositato tutto il suo carattere. Un compito difficile, quello di inglobare in un’unica figura l’epopea parallela delle donne afroamericane, doppiamente discriminate per colore della pelle e per genere:

Essere una donna – racconta Oprah a Repubblicaafroamericana ti rende doppiamente discriminata. Ma ho avuto la fortuna di nascere nel 1954, l’anno in cui la Corte Suprema si pronunciò contro la segregazione scolastica. Ho vissuto in Mississippi solo i primi sei anni, poi mi sono trasferita. Quando avevo quindici anni il reverendo Jesse Jackson fece un discorso nella mia scuola: ‘Nella vita dovrete affrontare il razzismo, il sessismo: l’eccellenza è il miglior deterrente per questi e altri ismi’. Se ti impegni al cento per cento è più facile che tu sia riconosciuto e valutato. Così ho cercato di vivere la mia vita, e questo insegno alle 306 ragazze della mia scuola.”

The Butler di Lee Daniels promette apprezzamenti e numeri molto alti (in America ha già incassato 115 milioni di dollari), conquistando a pieno titolo la categoria di rivale con l’altro film campione 12 years a slave di Steve McQueen, che ne condivide le tematiche e le impeccabili interpretazioni. Una corsa agli Oscar dalle tinte afro, che dimostra come nel mondo del cinema parlare di diversità non sia più un ostacolo nonostante la società ancora fatichi ad accettarla come normalità.

Il razzismo ancora esiste, ma io preferisco tirare fuori l’energia positiva che è in me. Nella prima immagine del film c’è un ragazzino schiavo, poi maggiordomo alla Casa Bianca. Nell’ultima c’è colui che oggi guida la nazione. Tutto è successo nell’arco della vita di un essere umano“.

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