Gli animali usati nei circhi o nei parchi divertimento sono centinaia e centinaia. Ma un deputato dello Stato della California, Richard Bloom, ha presentato venerdì un disegno di legge con cui vietare l’utilizzo delle orche negli spettacoli acquatici del parco divertimenti SeaWorld.

Il suo parere è che questi mammiferi siano animali troppo intelligenti e sensibili per essere confinati in uno spazio ristretto e claustrofobico quale quello delle vasche a loro destinate dagli addetti del posto. E la riproduzione in cattività di questi predatori, come sostenuto anche dal documentario “Blackfish”, non fa altro che aumentare la loro aggressività, non solo verso l’uomo ma anche verso i propri simili.

È questo il motivo per cui Bloom si sta battendo con tutte le sue forze e le risorse che ha a disposizione per impedire e vietare l’importazione e l’esportazione di orche dal parco SeaWorld. Il portavoce della struttura, tale Dave Koontz, ha sottolineato come l’azienda ancora non abbia preso visione della documentazione legislativa di Bloom e non sia quindi ancora in grado di commentare e controbattere.

Che poi da commentare o controbattere ci sarebbe veramente poco. Perché questa dell’allevare, far crescere e far morire animali come orche, delfini, tigri, orsi in spazi ristretti e condizioni precarie, è una pratica non diffusa, di più, e contro la quale è veramente difficile – se non impossibile – remare contro. E pensare che tutto questo sia dovuto solo al fatto che l’uomo voglia soddisfare in questo modo il proprio bisogno di divertirsi, rende il tutto ancora più riprovevole e condannabile.

Un piccolo gesto come quello fatto da Bloom però potrebbe essere la chiave che porta ad aprire le porte al rispetto e alla salvaguardia di quegli animali che, seppur contro la loro volontà, sono costretti a passare la loro vita confinati in quattro mura.