Carceri, il Consiglio d’Europa bacchetta l’Italia

Insufficienti, rimandati a settembre anzi a maggio. Così il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa giudica le misure adottate in materia di sovraffollamento e condizioni nelle carceri. A maggio ultima possibilità per allinearsi e adeguarsi agli standard imposti: il 27 maggio è vicino e la strada sembra ancora lunga. A dicembre in realtà qualcosa si era mosso alla Camera, ma evidentemente non è stato giudicato sufficiente.

Bacchettati e mazziati verrebbe da dire, perché subito dopo la bocciatura il Consiglio ha espresso preoccupazione circa le modalità e le tempistiche con cui l’Italia sta affrontando la questione. Ecco che allora le manifestazioni di Pannella e dei Radicali, non sembrano più così esagerate come qualcuno le aveva definite snobbandole e rispondendo che i problemi del Paese erano altri e più urgenti.

Tempi, date, misure, prevenzione, piani. Ecco quello che chiede il Comitato dei ministri. Dopo la vicenda di Mino Torreggiani, Strasburgo indirettamente vigila: dalle proteste di un detenuto che in nove metri quadrati compresa la mobilia, doveva dividere lo spazio vitale con altri due detenuti e in condizioni igieniche da terzo mondo, lo Stato ne è uscito vinto e costretto a pagare i danni morali a Torreggiani.

Il compito del Comitato è quello di valutare se i Paesi membri stiano eseguendo correttamente le decisioni dei giudici della Corte per i diritti dell’uomo di Strasburgo. Perciò c’è poco da rimandare. E il commento del Comitato ai provvedimenti finora presi la dice lunga: «Il rimedio preso in considerazione sinora per risolvere il sovraffollamento nelle carceri è unicamente compensatorio e utilizzabile solo in casi limitati».

[credits foto: Internazionale]

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