Case popolari prima agli italiani: la legge finisce alla Corte Costituzionale

giovanni toti

La legge Toti sulle case popolari è stata bocciata. Il testo, proposto dal presidente della Regione Liguria, mirava a dare precedenza agli italiani nell’assegnazione delle case popolari, e a far sì che per gli stranieri valesse un percorso più complicato per l’ottenimento degli alloggi.

La legge in questione, approvata il 6 giugno scorso, è tuttavia stata impugnata dal governo per dubbi di costituzionalità: sembra che i criteri per l’assegnazione delle case agli stranieri siano troppo restrittivi. Talmente restrittivi da prefigurare una discriminazione bella e buona.

Case popolari prima agli italiani: i contenuti della legge

La legge prevedeva infatti che gli stranieri potessero fare richiesta per una casa popolare solo dopo 10 anni di permanenza sul territorio italiano. Ma il problema nasce proprio qui: secondo la direttiva europea del 2003, lo status di “soggiornante di lungo periodo” si ottiene già dopo 5 anni di residenza ed equipara gli stranieri ai cittadini italiani.

Ma la probabile incostituzionalità del testo non spaventa il governatore Toti, che a questo punto vuol provare a farla passare proprio dall’anello più difficile della catena: la Corte Costituzionale. L’assessore all’Edilizia Marco Scajola, infatti, è convinto che la legge non sia affatto incostituzionale: “Non è una legge discriminatoria. Anzi, è giusto premiare soltanto quelle persone che risiedono in Italia da almeno 10 anni. Per far passare il testo potremmo presentare ricorso alla Corte Costituzionale”.

In ogni caso, il testo proposto dalla Regione Liguria non riguarda solo i beneficiari delle case popolari, ma mette mano anche alla durata: le case popolari, a detta della legge proposta dal centrodestra, non dovranno più essere assegnate a vita, ma soltanto per un periodo di 8 anni, allo scadere del quale, se la famiglia avrà migliorato il proprio tenore di vita, non ci sarà più il rinnovo. In caso contrario il contratto si rinnova per altri 8 anni.

Prevista poi la possibilità per l’inquilino di subaffittare l’appartamento e la possibilità di cambiare provincia di residenza qualora dietro il trasloco dovessero esserci ragioni di lavoro o di salute.

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