C’è una “terza Italia” stanca, che rifiuta lo scontro

“Toni da guerra fredda” e “attacchi irricevibili”, non ha usato mezzi termini il segretario del Partito Democratico Guglielmo Epifani dopo il video con il quale Silvio Berlusconi ha annunciato la rifondazione di Forza Italia. “Ora continuare a governare insieme è difficile” ha ammonito Rosy Bindi.

Berlusconi sembra così aver decretato la fine di quello spirito d’unità e di pacificazione nazionale che aveva permesso al suo partito di coalizzarsi con il Pd dando vita al governo di Enrico Letta. E sono molti nel Pdl i “falchi” che vorrebbero al più presto il ritorno alle urne. “Non possiamo governare insieme ai carnefici del nostro leader” dicono i fedelissimi. Ma anche nel Pd qualcuno penserebbe ad un governo di servizio con l’obiettivo della legge elettorale per poi andare al voto. Un voto che rischia di dividere in due il paese, fra chi vuole Berlusconi in galera e chi al Quirinale.

Ne è sicuro il sociologo Giuseppe De Rita, presidente del Censis, che venerdì in un’intervista al Mattino di Napoli ha però aggiunto: “stavolta la gente è stanca, da vent’anni assistiamo ad un bipolarismo personalizzato che ha finito per distruggere ogni possibilità intermedia”.

Secondo De Rita “la cultura della contrapposizione bipolare” è agli sgoccioli e lo si evince anche “dalla stanchezza con cui il leader del centrodestra ha pronunciato quelle parole”. Per il presidente del Censis “l’Italia ha bisogno di letture non di parte per capire lo scenario e costruire il futuro” ed esisterebbe un’Italia “terzista, non schierata né faziosa” troppo spesso lasciata ai margini. “Non solo nella sfera politica. Ogni professionalità, ogni competenza, ogni genere di impegno non immediatamente riconducibile ai due schieramenti viene bandito” dice il sociologo, che specifica: “mi riferisco a chiunque abbia la capacità e la determinazione di non appiattirsi sull’una o sull’altra posizione e provi ad esprimere una collocazione terza”.

Esempi? “Si consideri Letta e lo sforzo che fa per mediare su Imu, Iva, banche, deficit, rapporti con Bruxelles. E in quest’opera di mediazione fa la figura di un democristiano d’altri tempi, per cui sono in tanti – da destra come da sinistra – a dargli addosso. Ma è in ogni ambito lavorativo che accade questo, ogni qual volta un professionista serio – un giornalista come un avvocato – tenti di prestare la propria opera obbedendo alle proprie capacità e convinzioni, senza essere né fazioso, né schierato, né duro”. E i risultati sono drammatici. “Non viene promossa l’intelligenza, né la competenza”. La frattura impoverirebbe, in primis la classe dirigente.

De Rita teme soprattutto “la violenza dell’urlo”. “Da anni sentiamo gridare. Per tanto tempo i sindacati ci hanno detto dell’esistenza di milioni di disoccupati, ma nessuno ci ha mai spiegato chi veniva davvero espulso dal mondo del lavoro e chi invece andava a prendere la cassa integrazione guadagni mentre aveva già un altro lavoro in nero” per cui, secondo il presidente del noto istituto di ricerca socioeconomica, “abbiamo la necessità di comprendere più nel profondo quanto accade e per fare questo dobbiamo uscire dal bipolarismo esasperato”.

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