Chadida raggiunge il suo sogno: è il primo arbitro donna con il velo

Ma siamo proprio sicuri che il calcio sia uno sport adatto solamente agli uomini? Certo, spiegare la regola del fuorigioco al sesso femminile è da sempre una delle missioni più complicate della vita di un uomo, ma bisogna riconoscere che alcune donne riescono perfettamente ad entrare nella realtà calcistica, e come giocatori e come arbitri. Lo slogan “chi l’ha detto che è un gioco maschio” rispecchia pienamente la storia di alcune ragazze che egregiamente sono riuscite a conquistarsi un posto in questo gioco grazie alla loro passione, al loro allenamento e al loro forte desiderio di mettersi in discussione.

È il caso della 16enne Chadida Sekkafi, figlia di genitori marocchini, che domenica scorsa ha raggiunto il suo sogno: entrare ufficialmente nel mondo del calcio. La ragazza ha esordito in quel di Pizzighettone (provincia di Cremona) svolgendo il ruolo di arbitro nella partita della categoria Giovanissimi che ha visto opporsi la formazione dell’Oratorio di San Luigi e lo Stradivari di Cremona. La gara è stata vinta dai primi per tre reti a zero e Chadida, scesa in campo con il velo e una calzamaglia a coprire le gambe – indumenti mai visti in un campo da calcio – ha diretto senza sbavature nonostante la grande pressione mediatica venutasi a creare attorno alla sua persona.

Che coraggio, vien da dire. Il coraggio di una giovanissima studentessa che ha sminuito il disagio affermando, a fine gara, che la presenza di così tante persone l’ha aiutata a superare questa prova. Settanta minuti di buon controllo della partita, a cui ha assistito anche Gian Mario Marinoni, dal giugno scorso presidente della sezione cremonese dell’AIA (Associazione Italiana Arbitri). Questi è rimasto ampiamente soddisfatto della prestazione di Chadida (“Ha talento”) e la seguirà anche nelle prossime partite.

La professionalità, il coraggio, la personalità e la voglia di far bene sono così qualità che possono tranquillamente appartenere anche a una donna appassionata di calcio. La storia di Chadida Sekkafi ne è un esempio, ma in passato ci sono state altre in grado addirittura di arrivare ad altissimi livelli proprio perché capaci di ostentare con tenacia e costanza il loro ragguardevole savoir-faire, ossia la loro accurata abilità nel dirigere una partita dello sport più amato al mondo.

Solo nel 1990 il mondo del calcio ha aperto alle donne arbitro in Italia. Da quel momento moltissime ragazze hanno deciso di affrontare questo tortuoso percorso, e, tanto per citare qualche statistica, solo nella provincia di Milano ogni anno le donne dirigono circa duecento partite. Il fenomeno, nel corso degli anni, ha raggiunto buoni risultati, anche se molto lentamente. Cristina Cini è stata la prima nel nostro paese a svolgere il ruolo di assistente dell’arbitro, calcando i campi della Serie A, della Champions League e anche delle Olimpiadi di Pechino del 2008. A risultati simili è giunta anche la barese Silvia Tea Spinelli, al giorno d’oggi unica presenza femminile fra i direttori di gara della Lega Pro. Appassionatissima del fuorigioco è Sonia Baggini, altra assistente arbitrale che ha operato a livello internazionale. Fra le presenze più rilevanti del Calcio a 5 troviamo, invece, Maria Luisa Fecola e Francesca Muccardo.

Potremmo proseguire questo elenco fino all’infinito. Un elenco costituito da personalità così forti in grado di abbattere l’alto muro rappresentato da quei soliti pregiudizi che si fanno quando si assiste da spettatori o da giocatori a una partita diretta da una presenza femminile. Negli anni ’90 la questione fu più accentuata: aprire il mondo del calcio alle donne causò tensioni non indifferenti; oggi, fortunatamente, già i ragazzini sono a conoscenza del fatto che la loro partita possa esser presieduta da un arbitro appartenente al gentil sesso. Tutti devono cominciare a rispettare l’arbitro allo stesso modo, qualunque sia il sesso e qualunque sia la situazione.

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