Chiara Ferragni, Mondadori Milano: tutti fuori, arriva la vip

Arrivi in Duomo ed è il delirio: gente che urla, che piange e si commuove, che ha la forza di ibernare fuori in piazza anche per ore; che succede? Ah, già, oggi Chiara Ferragni presenta il suo libro di Mondadori.

Fosse stato il premio Pulitzer l’avremmo anche capito, il Presidente della Repubblica o più semplicemente una squadra di calcio durante una finale di Champions, ma “The Blonde Salad” proprio no. L’intervista era prefissata per il pomeriggio, quando la “bionda fashion blogger più conosciuta d’Italia” avrebbe risposto alle domande degli inviati e giornalisti accorsi a Milano per strapparle dichiarazioni, rivelazioni, il terzo segreto di Fatima o il nuovo successo già sul mercato.

L’incomprensione regna sovrana: file interminabili di “pseudo-fans e seguaci della sua moda” crea serpenti improbabili di masse informi, in fila per strappare anche solo un “sorriso” che potrebbe cambiar loro la vita, un autografo, un segno della sua presenza; anche solo un capello o un oggetto personale da conservare gelosamente a casa, in cassaforte, oppure da vendere subito su E-bay facendo grandi guadagni. Entriamo desiderose di rubarle qualche parola, d’altronde è il nostro “mestiere”, ma la pessima organizzazione o la “non autorità” dei nostri volti, forse troppo giovani e non molto “alla moda come insegna Chiara Ferragni a pagina X” non ha dato a noi la possibilità di “entrare nel regno degli adepti” e dei fortunati già dentro in Mondadori, al caldo, in attesa di foto, messaggi e rivelazioni shock. Molti erano dentro, dietro delle “transenne” fatte di corda e nastri colorati, forse i raccomandati di turno con la fortuna di poterla toccare con mano e condividere con lei delle emozioni sicuramente forti e memorabili.

Salire scale e scenderne altrettante, caldo allucinante, commessi e addetti “ignoranti” – nel senso di “ignorare”, ovvio – che ci mandavano da una parte all’altra, senza una meta precisa, senza un obiettivo; due anime vaganti senza punto di riferimento in un mondo fluido di agitazione bimbominkiesca e al limite del ridicolo. Siamo giornaliste, dobbiamo fare un’intervista: cioè, in realtà non farebbe altro che bene a Chiara Ferragni e alla sua carriera, al successo del suo libro e alla pubblicità sul suo conto e sulla'”insalata bionda”, ma niente; rimaniamo lì con le braccia conserte aspettando un altro “Non so cosa dirvi, adesso non può rilasciare interviste”.

Ce ne andiamo allegramente. Con un’intervista in meno, con un raffreddore in meno, ma con un po’ di dignità in più.

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