Cina sostituisce greggio iraniano. Teheran minaccia prezzi alle stelle

    L’inasprimento delle sanzioni economiche di USA e UE verso l’Iran stanno avendo qualche effetto sullo scacchiere internazionale. Teheran possiede, infatti, un terzo di tutto il greggio mondiale e la tensione non poteva non riguardare l’oro nero. A causa del venire meno della domanda dall’Occidente, anziché abbassare il prezzo, al contrario l’Iran ha cercato di scaricare il costo delle sanzioni su partner commerciali come la Cina.

    Quest’ultima non ha accettato un aumento dei prezzi e anzi ha chiesto a Teheran che fossero abbassati. Ne è nato un braccio di ferro, che ha spinto i cinesi a rivolgersi altrove, per l’esattezza in Russia, dove la più grande compagnia petrolifera del gigante asiatico, Unipec, ha acquistato una partita di greggio, pagandola un dollaro in più, rispetto al prezzo più alto pagato dagli altri potenziali compratori.

    Non solo. Già questo gennaio, la domanda di petrolio dall’Iran è stata dimezzata e tutto questo non potrà che aumentare le pressioni su Teheran, che prima o poi sarà costretta ad abbassare le sue pretese, anche se la Repubblica degli ayatollah parla del diritto di fare fronte alle sanzioni, attraverso il greggio.

    Ma sul piano internazionale, l’azione cinese potrebbe trasformarsi in un colpo da maestro, perché Pechino ha le dimensioni geo-economiche, per evitare che Teheran innalzi il prezzo e che, quindi, l’Occidente subisca un ulteriore contraccolpo economico. Ovviamente, questa “benevolenza” dei cinesi sarebbe una merce di scambio, che il governo di Pechino potrebbe contraccambiare con altre misure in suo favore a livello internazionale e in sede Onu. Quando si dice “potenza in ascesa”.

     

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