Colazione da Tiffany a San Valentino

E se a San Valentino facessimo tutti Colazione da Tiffany? L’idea non è di quelle campate in aria. Nel giorno in cui si festeggiano gli innamorati, infatti, la Nexo Digital riporta in sala – in versione restaurata e digitalizzata in 4K – il capolavoro immortale di Blake Edwards tratto dal celebre romanzo di Truman Capote, proprio in occasione dei 90 anni dalla nascita del popolare scrittore statunitense, dalla cui penna nacque un personaggio destinato a rivoluzionare la storia del cinema (e non solo). Nell’America perbenista e ultra conservatrice degli anni ’50, la spregiudicata Holly Golightly, interpretata da Audrey Hepburn, irruppe con l’effetto dirompente di un uragano a spazzar via l’immagine di una donna tutta casa e famiglia.

Caffè nero bollente e croissant in mano, Holly si incammina per la Quinta Strada in una New York praticamente deserta. E’ l’alba. Con i grandi occhiali da sole scuri e quel little black dress di Givenchy, che diventerà leggenda, si ferma ad ammirare le vetrine scintillanti di Tiffany: è così che inizia l’indimenticabile pellicola di Edwards che consacrò la Hepburn nel giro di questa sola sequenza cinematografica.

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Quando la “brava ragazza” Audrey incontra la “cattiva ragazza” Holly fu l’inizio di una rivoluzione che diede finalmente voce alle istanze femministe, fin troppo taciute. Fino ad allora le donne al cinema si dividevano in due categorie: le sante e le peccatrici. Con Colazione da Tiffany, anni di torti subiti dalle donne dentro e fuori il grande schermo, trovano così vendetta grazie ad un’eroina glamour, elegante e disinibita. Una “party girl” che fa e dice quello che vuole, un’indomita single che sogna di sposare un miliardario. Ma senza amore. Perché amare e un po’ come essere in gabbia. E lei, Holly vuole essere uno spirito libero, un essere randagio, come il suo gatto: “Io e il mio gatto… siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene”. Ma il lieto fine è d’obbligo anche per le ragazze anticonformiste come lei, che finisce per innamorarsi dello scrittore squattrinato Paul. Un finale completamente riscritto da George Axelrod rispetto al romanzo di Capote. Tuttavia il film mantiene la stessa verve del libro a cui si ispira, ma nel passaggio dalle pagine allo schermo gli aspetti più trasgressivi della storia e del personaggio verranno inevitabilmente “ammorbiditi” per sfuggire alle maglie della censura e rendere Holly più nelle corde di Audrey. Via ogni accenno ad omosessualità, gravidanze indesiderate e aborti clandestini. Nelle mani di Axelrod, Holly la prostituta d’alto borgo che sacrifica gli affetti per inseguire la propria indipendenza diventa un’eccentrica sognatrice, sempre in lotta con sé stessa ma che in fondo aspetta solo l’uomo giusto che la liberi dalle sue “paturnie”. Un uomo che la faccia sentire al sicuro, come quando è da Tiffany.

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In un ruolo pensato per la bionda Marylin Monroe, fu Audrey Hepburn a fare la differenza. Con l’impareggiabile tocco di classe della principessa di Vacanze Romane, Holly Golightly divenne quell’icona di stile e di insuperata femminilità a cui le donne si ispirano ancora oggi. Il successo del film fu incredibile e il colpo di fulmine tra la Holly di Audrey e il pubblico fu immediato. Negli anni, Colazione da Tiffany è diventata la commedia in assoluto più amata di tutti i tempi, uno di quei classici da vedere e rivedere al cinema o sul piccolo schermo, lasciandosi trasportare dalla magia e dal romanticismo di un sogno d’amore puntellato dalle note dolci della celeberrima aria Moon River di Henry Mancini, cantata dalla stessa Hepburn, nella scena sul davanzale della finestra.

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E pensare che Colazione da Tiffany rischiò seriamente di non diventare il capolavoro che è oggi. Portare a casa il risultato, per attori, regista, sceneggiatore e produttori, non fu una passeggiata. Capote se ne lavò le mani, Audrey era spaventata dal ruolo di una prostituta e per nessuna ragione al mondo Blake Edwards voleva George Peppard nei panni di Paul. Anche Moon River rischiò di non esserci nel film, salvo poi farlo risplendere agli Oscar. Il finale di questa storia accidentata lo conosciamo tutti: è quel bacio sotto la pioggia, tra i più belli della storia del cinema.

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