Colpo di stato in Sud Sudan, 500 morti e vittime tra i caschi blu

Da domenica il Sud Sudan è sotto assedio. Il tentativo di colpo di stato sembra essersi arenato e così è emergenza rifugiati: a bussare alle porte di due complessi dell’Unmiss (Missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan) circa 20 mila rifugiati. Il paese più giovane del mondo ricade dunque nella guerra civile, nonostante gli sforzi e le speranze.

Due le fazioni: il clan Dinka di Riir contro il clan Nuer, fedeli al deposto presidente Masha. Dietro a tutta la forza delle due parti si nascondono antiche rivalità tribali e la proclamazione nel 2011 dell’indipendenza.
Sono in contatto costante con i leader chiave degli scontri per avviare una mediazione e ho già chiesto alle fazioni in gioco di cessare immediatamente le ostilità e di stare calmi” ha dichiarato l’inviato speciale delle Nazione Unite in Sud Sudan, Hilde Johnson. Il presidente del Sud Sudan Salva Kiir Ma e l’ex vicepresidente Riek Machar (sul quale pende un mandato di cattura, ndr.) tentano un compromesso ed è lo stesso presidente a deporre l’ascia di guerra in pubblico.

Mai come in questo caso, l’apprensione è in ascesa. Non solo si contano circa 500 morti e 800 feriti nelle ultime ore, ma è notizia di qualche ora fa che tre caschi blu indiani sono rimasti uccisi: lo ha confermato l’ambasciatore indiano all’Onu, Asoke Mukerji. Una violenta reazione. Nel frattempo il piano per l’evacuazione dei civili italiani, americani e britannici continua.

Le motivazioni di questa guerriglia civile non sono ben chiare ma si presume che fra le principali ci sia quella che riguarda il raggiungimento dell’indipendenza da parte del partito che ora è in carica e che nel 2011 ha totalmente stravolto le consuetudini del Paese.

Intanto tutti i cittadini italiani ed europei che si trovavano nella zona sono stati fatti evacuare dal Paese con una azione coordinata dalla Farnesina e rientreranno in Italia su un velivolo dell’Aeronautica militare.

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