Corrado Passera: un asset strategico per la politica italiana

Con Banco Posta portò al pareggio di bilancio le Poste Italiane, ma fu anche l’ad del Banco Ambrosiano che dalle macerie del crac di Roberto Calvi risorse attraverso un piano di fusioni. Comasco, laureato alla Bocconi e formato alla McKinsey, Corrado Passera è stato anche collaboratore di vecchia data della Cir di Carlo De Benedetti. L’ingegnere però oggi critica aspramente l’ ex assistente e parla di “disastrosa combinazione tra il marketing elettorale di Berlusconi e il marketing politico di Passera” sul caso Alitalia.

Ma l’ex ministro montiano allo Sviluppo economico che dopo l’esperienza di governo decise di non aderire a Scelta civica, su Alitalia si difende e lancia con un’intervista al settimanale Panorama un nuovo progetto politico, che lo vede insieme a Pellegrino Capaldo e Federico Vecchioni, promotori della Fondazione Nuovo Millennio. Per ora si tratta solo di un pensatoio capace di attrarre personalità come l’ex ministro montiano Corrado Clini e quel Marco Follini che tanto fece soffrire l’allora ampia coalizione di governo di Silvio Berlusconi, ma presto potrebbe tradursi in una nuova proposta politica.

Tempo fa era stato Sergio Romano, intervistato in merito ad una svolta moderata alla vigilia del voto di fiducia al governo Letta, a chiedersi che fine avesse fatto, indicandolo implicitamente per la guida dei moderati nell’era del dopo Berlusconi. “Sto raccogliendo tante idee con tanta gente in gamba” ammette Passera nell’intervista apparsa sul settimanale diretto da Giorgio Mulé.

L’ex ministro si dice preoccupato per il futuro del paese. “Senza una svolta radicale sulla politica economica e poi su tanti altri fronti” dice “il paese rischia la tenuta sociale e la perdita della sua sovranità economica, e quindi politica. Non possiamo perdere la nostra libertà e spalancare le porte alla troika pronta a commissariarci”. Passera ci tiene in particolar modo a difendere il suo ruolo nella composizione della cordata di “patrioti” oggi in affanno che avrebbe salvato Alitalia: “non è stato un fiasco salvare 15 mila posti di lavoro diretti e forse altrettanti indiretti, ricostruire una delle più moderne flotte europee”.

Secondo Passera i costi per lo Stato senza quell’intervento sarebbero stati superiori poiché “Air France si tirò indietro per le reazioni sindacali e la recessione incombente. Non per gli strepiti di Silvio Berlusconi. Quando la cordata italiana si presentò non c’erano altri pretendenti. Senza la nuova Alitalia il fallimento della vecchia sarebbe costato enormemente di più allo Stato”. E anche sulle ultime vicende di Telecom da importante azionista quale è stato non rinuncia a dire la sua: “le infrastrutture strategiche devono essere separate dagli utilizzatori, cosa che non si sta facendo nella svendita agli spagnoli…”. “Ci vogliono investimenti e passione per il Paese, gli spagnoli hanno altre priorità” quindi “bisogna riprendere la trattativa con la Cassa depositi e prestiti”.

Passera è convinto che la difesa dei pezzi pregiati dell’industria italiana debba restare prioritaria e aggiunge: “la Cassa depositi e prestiti è uno strumento formidabile di politica economica e industriale solo in parte utilizzato e che l’azionista governo dovrebbe usare meglio e di più”. E lui che il capitalismo nostrano lo conosce bene, azzarda un giudizio sostanzialmente positivo: “si è squagliato il capitalismo di relazione, quello dei salotti buoni, ma il capitalismo italiano è quanto mai vitale”. Esempi? “Quelle 4 mila aziende italiane medio-grandi che fanno la stragrande maggioranza della ricerca e dell’export”.

Sempre nella stessa intervista Passera rivendica i meriti della sua attività allo Sviluppo. “Ho cancellato l’assegnazione gratuita delle frequenze televisive, ho messo fine allo scandalo degli incentivi al fotovoltaico che aveva già impegnato 170 miliardi, tolto la Snam all’Eni, cancellato oltre quaranta leggi di incentivazione vecchio stile, fermato il ponte di Messina, sbloccato definitivamente la Torino-Lione.” E poi la nuova normativa sulle start-up. “Molte decisioni difficili in pochissimo tempo, fare politica con la schiena dritta comporta anche di non avere solo amici”. E qui la stoccata è rivolta a Mario Monti: “in taluni casi mi sono sentito poco sostenuto”.

E’ stato forse il ministro montiano con il quale il centrodestra dialogava più facilmente ma lui afferma di remare in direzione del superamento dello schema destra-sinistra: “come c’è il trasversalismo ‘contro tutto’ di Beppe Grillo dovrebbe essercene uno costruttivo e altrettanto radicale per rimettere in piedi l’Italia”. E per una politica italiana sempre più sfibrata che presto potrebbe fare a meno anche della figura di Silvio Berlusconi, l’imprenditore “prestato alla politica” che la politica ha egemonizzato per vent’anni, Corrado Passera costituisce indubbiamente quello che si suol dire un asset, un asset strategico.

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