Continuano gli scontri in Crimea. Ad essere coinvolti nelle guerriglie, i maggiori centri della regione.

Ad Est, nella città di Donetsk, un gruppo di manifestanti pro-Russia ha ammainato la bandiera ucraina vicino al palazzo della Regione e ne ha issata una russa. Violenti gli scontri anche nelle altre città. A Yevpatoriya, sempre la fazione schierata dalla parte del Cremlino, ha minacciato di attaccare un’azienda di missili anti-aerei, come spiega uno dei loro rappresentanti alla BBC News, se il personale non si convincerà ad abbassare le armi.
Forte anche la voce dell’altra fazione, quella filo-ucraina, che a Kharkiv ha indetto una marcia per sostenere l’unità della sua nazione. Tanti gli slogan, tra cui “No alla guerra” e “Ucraina, Kharkiv, Crimea”.

Tanti anche, dal punto di vista strettamente politico-istituzionale, gli avvicendamenti. Il premier russo Vladimir Putin, infatti, continua a sostenere che le misure adottate nei confronti della Crimea siano legittimate dalla legge internazionale e che il referendum, che si terrà il 16 marzo nella stessa regione, per decidere la sua secessione dall’Ucraina, sia perfettamente regolare.
Dura la risposta della cancelliera tedesca Angela Merkel che, sostenuta dal primo ministro inglese James Cameron, ribadisce come il referendum organizzato sia totalmente illegale.

Suona, invece, quasi come uno schiaffo al leader del Cremlino, l’invito che il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha mosso nei confronti del neo eletto Yatsenyuk, Presidente ucraino e alcuni hanno interpretato questa “mossa” come un chiaro segno dell’appoggio di Washigton al governo di Kiev.