Crolla popolarità premier Monti e Grillo sale all’8%

    L’ultimo sondaggio realizzato dall’istituto Swg per Rai3 conferma il trend elettorale che va avanti da qualche mese. Il governo di Mario Monti è sempre più impopolare, con il tasso di fiducia verso il premier crollato dal 71% dell’inizio dell’insediamento a metà novembre al 40% di fine aprile. E cosa ancora più incredibile è che nel giro di pochi giorni, Monti ha perso cinque punti di fiducia tra gli italiani, passando dal 46% di inizio aprile all’attuale 40%. Un trend, che sarebbe in linea con quanto accadrebbe anche con i partiti politici, alla faccia di chi aveva pensato che mettere un tecnico a Palazzo Chigi avrebbe scisso il destino dell’esecutivo da quello della politica. La credibilità di cui oggi godrebbero i partiti sarebbe nell’ordine del 2%, contro il giù magrissimo 4% di marzo.

    Ma quello che dovrebbe farci riflettere è l’ennesimo dato, che confermerebbe l’avanzata dell’anti-politica in Italia. Il Movimento a 5 Stelle di Beppe Grillo, che già il 13 aprile era dato al 7,3%, oggi sarebbe già all’8%.

    I numeri sono anche in parte prevedibili, perché ad aprile Grillo ha goduto di un’attenzione pubblica e mediatica come non mai nella pur almeno decennale storia di comico prestato ai temi della politica e del sociale. Tuttavia, la crisi dei partiti in Parlamento sembra essere un punto assodato e quasi irreversibile, mentre i grillini sembrerebbero macinare consensi su consensi. Certo, bisogna vedere quanto di tutto ciò si trasformerà in voti veri. Si potrebbe anche supporre che una porzione consistenti di quanti rispondono di votare per l’M5S poi non lo facciano, ma indicano una tale risposta per protesta o per l’assenza di una proposta politica credibile. Tuttavia, ragionando anche dalle piazze piene che il comico riesce a ottenere in ogni luogo in cui tiene un comizio, ci sarebbe ben poco da sottovalutare.

    In queste settimane, c’è parecchio pane per sociologi e politologi. Tutti sono alla ricerca dei dati che spieghino le ragioni del successo di Grillo. Una risposta comune un pò per tutti gli istituti sarebbe questa: Grillo avanza, perché gli italiani non hanno fiducia nei partiti presenti oggi in Parlamento. I politici non sono credibili e tutto ciò che sembra andare contro di loro prende voti.

    In più, non bisogna nemmeno sottovalutare che il contraccolpo mediatico-giudiziario subito dalla Lega Nord con lo scandalo dei finanziamenti al partito ha creato un vuoto di alternativa a chi è contrario al governo Monti, che non a caso è stato prontamente raccolto da Grillo, che attacca il premier e il suo governo come nessun altro partito è in grado di fare.

    Alcuni studi dimostrerebbero, a conferma della tesi, che l’elettorato potenziale di Grillo sarebbe quasi ripartito in modo eguale tra progressisti e conservatori. I primi sarebbero il 60%, mentre gli elettori del centro-destra sarebbero il 40% dei probabili suoi votanti alle prossime elezioni. Questo darebbe credito a due letture opposte sul fenomeno Grillo. La prima è che proprio per questa ragione l’M5S non sarebbe destinato ad andare da nessuna parte. Cosa pensate che possa fare un movimento senza alcuno spunto ideologico di riferimento, se non raccogliere un disagio o un consenso momentaneo su qualche punto? Insomma, proprio l’eterogeneità dei grillini sarebbe alla base della loro stessa assenza di prospettive.

    Interpretazione opposta: proprio in quanto movimento ideologico, in una società disincanta dalla destra e dalla sinistra e in trincea contro i privilegi della Casta, il grillismo potrebbe essere un fenomeno per nulla momentaneo, anche perché l’esperienza ci insegna che la politica italiana non è in grado di auto-riformarsi e di dare risposte al Paese.

    Gli stessi sondaggisti assegnano poi un elettorato potenziale fino al 10%, cosa che scatenerebbe un terremoto politico, se accadesse davvero, visto che l’M5S diventerebbe così il terzo partito italiano, dopo PD e PDL.

    E a chi ruberebbe voti Grillo? Le vittime sacrificali dovrebbero essere Idv e Sel, ossia i partiti di più piccole dimensioni, che negli ultimi anni si sarebbero già alimentati dell’anti-politica, ma che finirebbero per esserne stritolati. Ma l’ultima cosa che le vittime potenziali dovrebbero fare, secondo gli analisti politici, sarebbe di gridare al lupo e di creare così una contrapposizione tra Grillo e la politica, essendo quest’ultima priva di alcuna credibilità.

    La stessa sufficienza con cui i media di un certo livello tratterebbero il fenomeno Grillo non farebbe che assegnargli maggiore credibilità, in quanto si diffonderebbe tra l’uomo comune la sensazione che il comico sarebbe effettivamente estraneo a certi poteri e ambienti e vittima di un tentativo di estrometterlo dalla vita pubblica.

    Il 6 e il 7 maggio avremo un primo assaggio delle possibili conseguenze del consenso di cui il Movimento a 5 Stelle godrebbe sulla carta. Esso si gioca moltissimo in questa tornata, perché se non dovesse ottenere un risultato complessivamente interessante, il rischio è che i suoi potenziali elettori rimangano sfiduciati e vadano ad ingrossare le fila dell’astensionismo. Al contrario, se Grillo dovesse ottenere un risultato molto dignitoso, per lui ci sarebbe quasi un anno di campagna elettorale a sua completa disposizione, visto che la crisi mordente e il tracollo dei partiti sembrano dati destinati a peggiorare con i mesi. E a quel punto, l’M5S potrebbe davvero fare il botto.

     

     

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