Cuba: Raul Castro sconfessa la politica monetaria di Fidel

Finisce l’epoca della doppia circolazione monetaria a Cuba. Raul Castro, fratello di Fidel, ha annunciato l’unificazione monetaria portando quindi, probabilmente nel giro di due anni, alla scomparsa delle due monete attualmente circolanti: il peso nacional, usato per il pagamento delle pensione e degli stipendi, e il peso convertibile, moneta usata per i turisti ed equiparabile al dollaro. Pochi paesi al mondo presentano una simile peculiarità. In Europa abbiamo, come situazione simile ma nei fatti totalmente diversa, il Montenegro che ,nonostante non sia membro dell’Unione Europea, ha adottato di fatto la moneta unica, piccolo esempio di come sia complessa la politica monetaria nei paese che non hanno una valuta forte come il nostro.

Il sistema, creato alla fine della guerra fredda in un periodo economico di crisi per via della fine dei cospicui finanziamenti dati dall’Unione Sovietica al regime comunista caraibico, aveva creato profondi problemi per la distribuzione dei redditi. Il peso convertibile, a differenza del peso nacional, venne fin da subito ritenuto come una moneta “buona”, ovvero con questa si potevano ottenere beni e merci di qualità superiore.

Il motivo di ciò risiede nella sua convertibilità con il dollaro e ciò ha portato a una situazione di profonda disparità tra le fasce della popolazione. Il primo ha un rapporto di scambio con il dollaro fissato a un dollaro per un peso convertibile; il secondo ha un rapporto di scambio pari a un dollaro per venticinque pesos.

Un medico quindi normalmente guadagna sui venti dollari a differenza di un cameriere d’albergo che può arrivare ad avere uno stipendio intorno ai 400-500 dollari. Il regime cubano, nonostante gli striscioni o i murales inneggianti all’uguaglianza si é trovato, sino alla decisione di Raul Castro, ad avere una profonda disparità sociale.

É sostanzialmente un passo indietro, si potrebbe dire persino un errore, da parte del regime cubano che dovrà nei prossimi tempi affrontare una difficile riforma monetaria, resa ancor più difficoltosa dalla presenza di due valute, che dovrà tener conto della produttività e della sua accettazione all’estero; quest’ultima fondamentale perché solamente così si potrà dar un valore di una economia nel mondo.

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