Da Emma a Marchionne: vogliamo stabilità!

    Mentre i palazzi della politica sono in pieno subbuglio, dopo che il Presidente della Camera Fini ha, di fatto, aperto una crisi di governo, dalle ragioni incomprese e incomprensibili allo scibile umano, il mondo dell’economia esprime le sue forti preoccupazioni, per le conseguenze di una crisi di governo, in un momento in cui, invece, il governo dovrebbe lavorare a pieno ritmo, per affrontare l’uscita dalla crisi, con misure immediate ed efficaci.

    Ma la politica dei politicanti, si sa, è sorda alle richieste del Paese reale, ma molto attenta al Paese regale.

    Il Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, per l’ennesima volta, in questi giorni è tornata sulla situazione politica, dichiarandosi preoccupata dall’evolversi della situazione. Ora, anche l’a.d. di Fiat Sergio Marchionne dichiara la sua preferenza per un clima di stabilità politica, essenziale per gli investimenti.

    Non si illude proprio nessuno che questi appelli possano portare a un qualche risultato apprezzabile.

    La macchina della crisi viaggia a pieno ritmo. Oggi Fini incontra Bossi, il quale si è offerto per un’ultima mediazione. Ma è chiaro che sarà un nulla di fatto.

    Poco importa ai Bocchino-Fini-Granata se in questi giorni sono in corso aste importanti, per la collocazione di titoli di debito ultradecennali; poco importa al trio “s-fascista” se l’Italia sarà privata per settimane o mesi di un governo, in piena fase di approvazione della legge di stabilità, che avrebbe il compito di tenere in ordine il bilancio dello stato; poco importa loro se l’Italia rischia di essere guardata con preoccupazione, a causa del suo alto debito accumulato, in caso di crisi di governo. 

    Il trio che gioca allo “sfascio-tutto” ha già fatto intendere che i problemi reali vengono dopo quelli regali. 

    E le bizzarrie di Fini potrebbero gravare sul futuro dell’Italia, con quache interesse in più da pagare sui debiti.

    Speriamo non accada!

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