Da Pomigliano a Mirafiori passa un nuovo inizio per l’Italia

    E’ di ieri la notizia dell’accordo raggiunto a Mirafiori, per il nuovo contratto, che consentirà allo stabilimento torinese di continuare a produrre, con investimenti freschi,  a garanzia dell’occupazione e della continuità aziendale.

    Come a Pomigliano, anche a Torino il modello contrattuale firmato tra le parti (Fiom esclusa) introduce elementi di novità rilevanti, che potranno fungere da modello per nuove relazioni industriali in Italia, in favore della produttività, dell’occupazione e della crescita salariale.

    A ben leggere l’accordo di ieri, a Mirafiori, così come era accaduto qualche mese fà in Campania, avviene uno scambio tra produttività e salario-occupazione.

    I sindacati si impegnano, infatti, ad accettare condizioni di lavoro, in cui vengano eliminati sprechi e tempi morti, e l’azienda s’impegna a garantire, in vari modi, un salario migliore, come avviene in ogni parte del pianeta.

    Ad esempio, a Mirafiori viene previsto un tetto massimo del 3,5% di tasso di assenteismo, oltre il quale scattano sanzioni, come il mancato pagamento dei primi 1-2 giorni di malattia (inizialmente era prevista una franchigia di 4).

    Tuttavia, grazie alla diversa turnazione e alle pause di minore durata, ogni lavoratore in media riceverà in busta paga oltre 4000 euro in più all’anno, che per un salario medio Fiat non è roba da poco.

    Ciò che importa è che lo scambio produttività-salario potrebbe essere il primo passo verso una prospettiva moderna di produzione in Italia, con vantaggi per entrambe le parti.

    Chi non ha partecipato, nè sottoscritto gli accordi, ha già perso l’occasione di incidere sulla nuova contrattazione, nonchè di seguirne gli sviluppi, a favore dei lavoratori rappresentati.

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