Dal Trap a Conte, qual è la Juventus più forte?

Lo spunto viene dalla querelle tra Capello e Conte che ha scatenato l’ira del tecnico salentino che si è mostrato molto infastidito dalle dichiarazioni del collega friulano: “La Juve non è competitiva in Champions perché il campionato italiano non è abbastanza competitivo, dunque non è allenante”. L’attuale allenatore bianconero ha ricordato i cammini della Juventus nel biennio 2004-2006, quella allenata proprio da Capello, culminata con due eliminazioni brucianti ai quarti di finale. Indubbiamente mettendo a confronto le diverse rose, Conte pare avere ragione.

La squadra attuale, come organico potrebbe essere paragonata a quella di Trapattoni e Lippi mentre la squadra dei due scudetti revocati era molto superiore. In quella rosa militavano gente come Ibrahimovic, Trezeguet, Emerson, Vieira, Camoranesi, Cannavaro e Zambrotta oltre ai vari Buffon, Nedved, Thuram e Del Piero.

Negli anni ’80, il Trap costruì una Juve stellare che vinse tutto. Quella squadra era fondata sulla classe e la genialità di Michel Platini, Boniek e Pablito Rossi completavano un micidiale reparto d’attacco. Scirea, Brio, Cabrini e Tardelli garantivano classe e grinta senza dimenticare preziosi gregari come Caricola, Bonini e Vignola.

Dopo quasi dieci anni sulla panchina juventina arrivò Marcello Lippi. Fu proprio il tecnico viareggino a ripetere i fasti di Trapattoni riuscendo a conquistare tre scudetti e altrettante finali consecutive di Champions League nella prima parentesi bianconera. Tornato nel settembre 2001, conquistò altri due tricolori e un’altra finale, persa ai rigori contro il Milan. Le sue squadre si basavano su una forte difesa, centrocampo molto fisico e attacco pieno di fantasia. Gli uomini chiave nelle due avventure sono stati Del Piero, Zidane e Nedved. Mentre Pinturicchio è stato presente in entrambe le esperienze, il fuoriclasse francese è stato un perno di quella Juventus che schierava in attacco un giovane Christian Vieri prima ed un formidabile Pippo Inzaghi successivamente. Nel secondo periodo, Lippi si inventò Thuram terzino destro ed arretrò Zambrotta sulla linea dei difensori, mossa azzeccatissima anche in ottica nazionale nel trionfo di Berlino del 2006. L’esplosione di Pavel Nedved fece il resto, a suon di prestazioni straordinarie trascinò la Juve verso i due titoli nazionali e ad un soffio dalla Champions.

Poi arrivò Fabio Capello che si ritrovò una macchina quasi perfetta. Gli innesti di Cannavaro, Emerson, Vieira, Mutu e Ibrahimovic completarono una squadra già molto competitiva. Due campionati vinti ma il cammino in Europa si rivelò amaro: in entrambe le competizioni, la Juventus uscì quasi senza tirare in porta contro Liverpool ed Arsenal. Una compagine fortissima, perfetta in campionato ma totalmente inconcludente oltre i confini nazionali.

Calciopoli ha cancellato quella Juventus e ci sono voluti cinque anni affinché la Vecchia Signora tornasse ai vertici del calcio italiano. L’artefice della rinascita è Antonio Conte, capitano nella squadra di Lippi e uomo dal forte temperamento che dopo aver compiuto un autentico miracolo vincendo lo scudetto da imbattuto con una rosa da molti giudicata incompleta, si è ripetuto nell’anno successivo sbaragliando la concorrenza. Sono stati tre i meriti del tecnico: saper valorizzare gregari come Estigarribia, Caceres, Pepe, far esplodere gente come Vidal, Pogba e Marchisio e rivitalizzare giocatori importanti come Barzagli e Pirlo.

Ad oggi, il lavoro sta pagando e la Juventus e Conte in primis, stanno cercando di colmare il gap dalle altre super potenze europee per cercare di rinverdire i periodi del Trap e Lippi, dimenticando una volta per tutte la Juve di Capello, bella in Italia ma disastrosa in Europa.

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