Di Pietro, la svolta dell’Idv e quella lettera di Silvio

    La settimana politica scorsa ha avuto un protagonista tra i protagonisti: Antonio Di Pietro. Senza dubbio, egli avrà lasciato a bocca aperta quanti per anni lo hanno seguito all’insegna dell’anti-berlusconismo viscerale, scontenti di un centro-sinistra considerato troppo morbido verso Berlusconi e i suoi interessi. E Di Pietro si è alimentato per una decina di anni in pieno di queste pulsioni nel Paese, dando rappresentanza anche agli istinti più duri e rozzi contro il premier. Nel 2008, per fortuna e un pizzico di bravura, ebbe l’occasione di trovarsi ad essere l’unico alleato del PD alle elezioni, entrando in Parlamento con una pattuglia di deputati e senatori ben più folta del previsto. E con una sinistra radicale fuori dal Parlamento, in questi tre anni ha occupato gli spazi da essa lasciati vuoti, seppure ha sempre avuto più di una difficoltà a rappresentarne le istanze sociali, dato che il suo elettorato è più composito e meno ideologizzato a sinistra. Ma da qualche mese, la sinistra sta tornado in auge, con un Nichi Vendola che può vantare la conquista di una città storica del moderatismo italiano, Milano, passata nelle mani di Giuliano Pisapia, di Sinistra e Libertà.

    E con un De Magistris che da Napoli prende le distanze dal suo leader, dicendosi alle elezioni amministrative candidato autonomo, Di Pietro sente odore di accerchiamento o meglio di lento declino della sua centralità nell’alleanza di centro-sinistra e, mostrando un pragmatismo che forse in pochi credevano arrivasse a questo punto, ha fiutato l’opportunità di scegliere un percorso che lo avvicini ai moderati, magari in una prospettiva di future alleanze con un centro-destra post-(de) berlusconizzato, con cui egli non ha mai disdegnato di dialogare.

    Si racconta, a proposito dell’arci-noto colloquio con Berlusconi nell’aula di Montecitorio, di una lettera che Silvio gli avrebbe consegnato, anche se Di Pietro afferma che sia di Francesco Colucci, non da parte del premier. E se così non fosse? Se i due nemici storici della politica italiana avessero ben compreso della reciproca convenienza a non spararsi più addosso? In fondo, non solo a Di Pietro converrebbe guardarsi a destra, ma anche lo stesso premier potrebbe tentare la carta dell’Idv per accerchiare quella Lega che ha veramente stufato un pò tutti negli ultimi mesi, con toni roboanti e atteggiamenti contrari allo spirito unitario della coalizione.

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