Direzione Pd, Renzi proiettato verso riforme ed Europee

Le elezioni si vincono o si perdono se si prendono i voti, non se si cambia sistema elettorale“, così è intervenuto il segretario Matteo Renzi alla direzione del Partito Democratico. Il riferimento vola al neonato Italicum e sembra sottintendere le intenzioni di chi l’ha proposto: se il segretario democratico ha accettato di riscrivere una tale legge elettorale, infatti, è perché si sente sicuro di vincere le elezioni che ne deriveranno.

Vedo un simbolo del Pd, ma accanto do per scontato sia un raggruppamento di moderati che non vuole stare con il Pd – ma neanche dall’altra parte – e presumibilmente una parte della sinistra“. Renzi punta dunque sulla certezza di poter riunire un elettorato di sinistra più ampio possibile, contando sull’ambiziosa soglia di sbarramento del 4,5% che gli garantirebbe l’alleanza dei piccoli partiti. Solo così riuscirebbe a fronteggiare un’opposizione che, con Casini tornato sotto l’ala di Berlusconi ed il Nuovo Centro Destra sempre più vicino a Forza Italia, rappresenta l’unico avversario temibile sul campo.
Non mi fa paura Casini che va di là, lo dico con molto rispetto“, continua però Renzi.

Il segretario è convinto di vincere anche perché sembra esser riuscito a concretizzare riforme di cui per anni si era solo sentito parlare: “nessuno qui dentro ha mai detto che l’accelerazione sulle riforme è un errore, se siamo ad un passo dal pacchetto delle riforme è perché ha preso un’iniziativa il Pd. Il Pd dà una mano al paese in questo modo“.
C’è un’intesa con le principali forze politiche – continua – e questo doppio lavoro dopo il quindici febbraio sarà affidato alla discussione parlamentare: sul superamento del Senato si partirà al Senato, sul Titolo V alla Camera. È una poderosa iniziativa costituzionale“.

A dimostrazione di tanta concretezza, il segretario del Pd riprende le contestazioni sempre più virulente provocate tra i Cinque Stelle: “l’escalation di toni” deriverebbe, secondo Renzi, dal fatto che “il Parlamento ha iniziato a legiferare sulle riforme. Il tono è più alto perché si è iniziato a produrre risultati che tolgono la terra sotto i piedi ai movimenti della protesta“.

E continua, rimarcando in poche frasi sia quanto il Pd si fosse effettivamente aperto alle istanze di riforma dei Cinque Stelle e sia quanto invece i parlamentari di Grillo e Casaleggio abbiano preferito chiudersi: “forse anche io ho sbagliato a rivolgermi ai Cinque Stelle con toni di comprensione. Soffro a vederli come prigionieri politici: ‘uscite, liberate la voglia di dare una mano al Paese’“.

Sul MoVimento si trova d’accordo anche il premier Enrico Letta che, nel suo intervento, è poi passato a sottolineare come “la sofferenza contro la politica e istituzioni e la sofferenza sociale sono le due grandi questioni che oggi, nel 2014, abbiamo la grande opportunità, noi che siamo in questa stanza insieme, di portare a una soluzione“.

Dobbiamo trovare le intese e la duttilità per consegnare un risultato efficace sulla legge elettorale – ha continuato Letta il mio impegno c’è tutto, è un’occasione irripetibile, se la cogliamo il Pd sarà protagonista della storia del Paese altrimenti staremo nelle cronache piccole e secondarie“. Dev’essere per questo che il Premier continua a sorridere davanti all’Italicum che, con le altre riforme del Titolo V e del bicameralismo, potrebbe spianare la strada ad un successo del Pd alle europee.

Giovedì prossimo la direzione Pd si occuperà di Europa, collocazione europea e congresso del Pse. E imposteremo il lavoro sia per le candidature per le elezioni europee che sui contenuti“, erano tra l’altro state le parole di Renzi in apertura del suo intervento. “Stiamo cercando di portare tutto il Pse sulla posizione di cambiare il nome in ‘Partito dei socialisti e democratici europei’“.

La sintonia dei due tuttavia è frutto di una sfida lanciata occhi negli occhi: “se Letta ritiene che ci siano delle modifiche da porre, affronti il problema nelle sedi istituzionali e giochiamo a carte scoperte“, ha infatti provocato il sindaco di Firenze. “Se ci sono stati problemi“, passa poi a precisare, “non li ha mai posti il Pd, che non ha mai fatto mancare il suo appoggio in nessun passaggio rilevante. La nostra fiducia è sempre stata costante anche su temi su cui c’erano perplessità“.

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